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[ Storico Articoli | Classifica 2002-03 ]

 
IL CASO RODENGO
 

Il caso Rodengo è stato senza dubbio una pagina buia, in questi ultimi anni di storia calcistica del S.Angelo che, suo malgrado, è stato coinvolto in modo assurdo nella vicenda, anche se i rossoneri ne sono usciti sicuramente a testa alta, nonostante l’illogica penalizzazione di punti a causa del ritardo nella denuncia. Quello che conta è comunque che, in entrambe le inchieste (quella della Procura e quella della Disciplinare), è emerso che la squadra rossonera è risultata solo la vittima della tentata corruzione e non la partecipe.
La cosa più sorprendente che emerge, leggendo il comunicato ufficiale della Lega, è sicuramente (come ammesso da Gaeli e l’avvocato difensore), che non è concepibile che chi subisce e denuncia un illecito (anche se in ritardo rispetto ai tempi tecnici della Lega) venga equiparato a chi lo compie. La cosa ancora più sorprendente sono le dichiarazioni del Presidente Punghellini, che nelle interviste sui giornali parla di "sentenza esemplare che ha colpito le due società”, senza fare distinzione tra chi ha commesso il reato e chi l'ha subito.
L’impressione che si può trarre dalla vicenda è che la Disciplinare abbia voluto condannare, con poca distinzione, le due squadre protagoniste della vicenda, colpevoli di aver messo sotto cattiva luce l’immagine della Lega stessa. Ricordiamo infatti che del caso hanno parlato anche i media nazionali.
In effetti, i punti di penalizzazione dati alle due squadre, guarda caso, sono esattamente quelli che servivano, per non far rientrare le due società nella lotta per i play off.
Ma vedendo le penalizzazioni date alle due squadre, viene spontanea una domanda: e se il S.Angelo, prima della gara incriminata, avesse avuto non -6 punti di distacco dal Rodengo, ma fosse stato alla pari? Di quanti punti sarebbe stato penalizzato, per non rientrare nella lotta per i play off ?. Di -12 come i punti tolti al Rodengo? Ma allora l’errore del ritardo nel denunciare un fatto, tra l’altro giustificato da Gaeli nel ricorso al Caf, è equiparato, secondo la Lega, alla tentata corruzione? Da quello che emerge dai giudizi sembrerebbe proprio di si.
Sicuramente dopo questo precedente (come ammesso dallo stesso Gaeli in un'intervista), un presidente di una squadra, che verrà contattato per ammorbidire una partita, ci penserà molto prima di denunciare il fatto, per paura di venir, suo malgrado, coinvolto nella vicenda e subire penalizzazioni. Questi fatti non emergeranno mai più alla luce del sole, ma verranno sempre insabbiati dalle società coinvolte.
Di seguito riproponiamo gli articoli apparsi sui giornali, suddividendo i vari momenti della vicenda, dalle prime indagini alle condanne finali.

Le varie fasi:
La vicenda
Le indagini della Procura
La condanna della Disciplinare
Il comunicato ufficiale
Il ricorso alla CAF
La condanna della Giustizia Ordinaria
 
LA VICENDA :
Il Rodengo, primo in classifica, avrebbe offerto 25 mila euro al Sant'Angelo Lodigiano, che ha vinto con il risultato di 4 a 1
"Tangente allo stadio per far perdere i rivali"
Denunciato dirigente di una squadra di serie D. Microspie negli spogliatoi durante il passaggio della bustarella

MILANO - Visto com'è andata, avevano ragione quelli del Rodengo Saiano calcio a temere la partita di ieri con il Sant'Angelo Lodigiano al punto che qualcuno di loro avrebbe tentato di comprarsela con 25 mila euro in contanti. È finita con il Sant'Angelo che in casa ha battuto gli avversari per 4-1, con la polizia negli spogliatoi dello stadio e con un dirigente del Rodengo indagato dalla procura di Lodi per frode sportiva. E ora la squadra rischia grosso sul piano disciplinare. Per il dirigente sarà anche una questione di giustizia penale.
Prima della partita di ieri, la situazione era la seguente: il Rodengo Saiano veleggiava in testa al girone A della serie D a 50 punti seguito a 44 dal Sant'Angelo. Se avessero vinto, i bresciani avrebbero allungato le distanze a nove punti mettendo una seria ipoteca sulla promozione in C/2 e su quello che essa, con il passaggio dai dilettanti ai professionisti, porta in termini di introiti e contributi.
È stato il presidente del Sant'Angelo Lodigiano Luca Gaeli, 31 anni, a far emergere questa vicenda denunciando alla questura di Lodi l'abboccamento subito con una telefonata ricevuta in settimana da uno dei dirigenti del Rodengo Saiano.
Un primo contatto esplorativo al quale Gaeli risponde con un no deciso. Passa qualche giorno e quando il presidente del Sant'Angelo sente parlare di cene tra un suo giocatore decisivo e dirigenti del Rodengo, si insospettisce. Teme che qualcuno tenti di accordarsi aggirando la sua opposizione. Decide allora di contattare gli avversari per far credere loro che la trattativa può riprendere. Subito dopo denuncia tutto alla polizia. Gli agenti riferiscono immediatamente al sostituto procuratore di Lodi Alessandra Simion.
Sabato mattina Gaeli e i bresciani si incontrano a Trezzo D'Adda, al casello dell'autostrada A/4. Ci si "accorda" per la tangente: 25 mila euro. Novemila da versare immediatamente dopo la partita, a risultato acquisito, il resto in settimana.
Manca un'ora alle 15 e al fischio d'inizio dell'incontro. Nel piccolo stadio da 4.100 posti nessuno sa di quello che sta per accadere. La procura è stata categorica: nulla deve trapelare perché la partita deve svolgersi regolarmente, senza turbamenti né dentro, né fuori campo. Qualcuno nota solo un dispiegamento di carabinieri e polizia superiore al normale, ma quello è dovuto alla partita di cartello.
Sotto le gradinate, nell'ufficio del presidente, il dirigente del Sant'Angelo entra con una busta in mano. La apre solo per far vedere a Gaeli il contante pronto, le banconote fruscianti. Non può immaginare che la stanza è imbottita di microspie e di telecamere della polizia che registrano tutto. Quando il dirigente torna tra i suoi nello spogliatoio è sicuro che è fatta. Invece, mezz'ora dopo, una telefonata di Gaeli è come una doccia fredda: "Non se ne fa più niente". È una mossa astuta. Forse il presidente pensa che così l'altro può avvertire i suoi calciatori - ammesso che qualcuno sappia - che la partita sarà regolare, che non deve attendersi concessioni dagli avversari. Così non ci saranno sorprese, almeno in campo. Pochi minuti e scatta l'operazione degli uomini della mobile i quali, in borghese e con molta discrezione, bloccano il dirigente del Rodengo e lo identificano.
Il denaro l'aveva dato ad un collaboratore che viene intercettato mentre raggiunge l'autobus della squadra. Quasi piange mentre i soldi vengono sequestrati.
Giuseppe Guastella

 
"Forse sono stati avvicinati anche i giocatori"
Il presidente Gaeli: "Ai ragazzi ho detto, fate parlare il campo"

SANT'ANGELO LODIGIANO (Lodi) - Mai vista tanta polizia allo stadio del Sant'Angelo che, quando va bene, fa 1200 spettatori. Gli ultras che anche ieri esponevano lo striscione rossonero? Macché. Allo stupore dei tifosi che a fine gara sciamavano esultanti per il 4 -1 inflitto al Rodengo Saiano, primo in classifica, rispondevano, muti e attoniti, gli occhi chiari del giovane presidente Luca Gaeli. Lui però si è tenuto tutto per sé. Nessuno, al di fuori degli inquirenti, ha saputo che avevano tentato di comparargli la partita, forse decisiva per la promozione alla serie superiore.
"Ho voluto che l'incontro si svolgesse in modo regolare, senza motivi di turbamento confida Gaeli, famiglia di costruttori, quando lo stadio è quasi vuoto. Negli spogliatoi mi ero limitato a una raccomandazione: "Ragazzi, è solo il campo che deve dire chi vince e chi perde". Non so. A priori non posso escludere che il dirigente del Rodengo che mi ha avvicinato martedì per "accomodare la partita" avesse fatto avances anche ai giocatori. Ma proprio per evitare rischi ho finto di accettare i soldi facendo così saltare tutto l'imbroglio".
La partita, a dire il vero, si era messa male, subito un gol di Luca Facchetti, figlio del mitico Giacinto, bomber del Rodengo. Un minuto dopo però i rossoneri ristabiliscono la parità e nella ripresa dilagano. Due gol del loro cannoniere Baldini. "Una partita maschia, come deve essere, la posta in gioco era alta, Perché mi chiede se ho notato qualcosa di strano?", fa, ignaro pure lui, il sindaco-tifoso Giuseppe Carlin.
Quando il capitano Danilo Del Monte e il centrocampista egiziano El Sheikh escono dagli spogliatoi per spiegare ai cronisti che "dovevamo vincere a tutti i costi", i giocatori del Rodengo se la sono già filata insieme a "quel" dirigente, alleggerito della presunta bustarella, trattenuta come corpo di reato. Allo stadio si recupera solo il segretario, Giordano Braghini con una decina di supporter calati dalla Franciacorta sperando di celebrare la quasi matematica certezza di vincere il campionato: "Siamo in testa ancora per 3 punti, faticoso fare la lepre". Partita regolare? Braghini non raccoglie: "Come gioco siamo stati uguali, loro però hanno segnato 4 gol. Sì, è vero, ho visto anch'io tanta polizia". Gli agenti se ne vanno. Lascia lo stadio pure il presidente: "Mai successa qui una cosa del genere, vogliono uccidere il calcio. Anni fa a San Siro ho visto un gol tirato da 60 metri che non mi ha convinto. Da allora non vado più in quello stadio". Meglio tifare a Sant'Angelo.
Andrea Biglia

Articoli Tratti da "Il Corriere della Sera" del 17/03/2003
 
 
LE INDAGINI DELLA PROCURA:
Calcio - Serie D Davanti alla disciplinare sarà il ds bresciano Adriano Ravelli l'unico accusato del tentato illecito
La procura "inchioda" solo il Rodengo
S. Angelo deferito per l'omessa denuncia di Gaeli e Guercilena

ROMA Secondo la procura federale è Adriano Ravelli l'unico responsabile deltentato illecito consumato a margine dell'incontro del Girone A di Serie D tra il S. Angelo e il Rodengo Saiano del 16 marzo scorso. Il direttore sportivo della società franciacortina è stato ieri deferito alla Commissione Disciplinare dell'Interregionale ai sensi dell'art. 6, comma 1, del Codice di giustizia sportiva "per aver posto in essere atti diretti in maniera non equivoca ad alterare il risultato della gara"; con lui saranno sottoposti a giudizio anche il patron del S. Angelo Luca Gaeli e il portiere rossonero Alessandro Guercilena, accusati però solamente di omessa denuncia (art. 6, comma 7); stesso capo d'accusa per Massimiliano Previtali, ex giocatore del Rodengo, quest'anno alla Solbiatese. Quest'ultimo avrebbe favorito un incontro tra Guercilena e Ravelli presso il casello autostradale di Capriate, il giorno stesso della partita: entrambi i giocatori sarebbero dunque stati a conoscenza del tentativo di illecito. Le società S. Angelo e Rodengo Saiano sono state deferite per responsabilità oggettiva. Nella vicenda entra anche il direttore sportivo del Palazzolo, Stefano Chiari, reo di aver rivolto il 19 marzo, in occasione del raduno della rappresentativa giovanile del girone avoltosi a Pizzighettone, "frasi brusche, offensive e ritorsive" all'indirizzo del direttore sportivo del S. Angelo Enrico Barani, addebitando alla società rossonera e a Gaeli la "colpa" di aver denunciato l'illecito.
La ricostruzione dei fatti operata dagli investigatori dell'Ufficio Indagini e sposata dalla procura federale conferma la versione sempre fornita da Gaeli. Dalla denuncia del tentato illecito alla questura di Lodi presentata il giorno precedente la gara da patron rossonero, alla videoregistrazione da parte della Digos del colloquio conclusivo tra lo stesso Gaeli e Ravelli nell'imminenza della partita, fino al sequestro di una busta contenente 9 mila euro affidata dal ds bresciano al magazziniere Pietro Franchi. Sulla scorta degli atti di polizia giudiziaria acquisiti dalla Digos di Lodi, la procura federale ha ritenuto essersi concretizzato un tentativo di illecito, sviluppatosi a partire da una telefonata di Ravelli a Gaeli il giorno 10 marzo: secondo l'accusa, quella chiamata, ufficialmente effettuata per concordare un eventuale anticipo della gara, sarebbe stata preparatoria di una seconda telefonata tendente, il giorno successivo, a proporre un "accomodamento" del risultato in cambio di 35 mila euro. Proposta respinta da Gaeli, che successivamente ha invece finto di accettare facendo poi scattare la denuncia per frode sportiva. Alla luce delle imputazioni la posizione di Ravelli e, per responsabilità oggettiva, quella del Rodengo, appaiono decisamente compromesse; il ds bresciano rischia la squalifica fino a 5 anni con possibile proposta di radiazione, la società franciacortina una penalizzazione che può andare dalla penalizzazione in punti alla retrocessione all'ultimo posto della classifica fino alla radiazione. Decisamente meno gravi appaiono invece le responsabilità di Gaeli e del S. Angelo che tenteranno anzi davan
ti alla Disciplinare di dimostrare come abbiano invano tentato di informare l'Ufficio Indagini, manifestando tramite la denuncia del tentato illecito agli organi di polizia la volontà di far emergere i fatti. Sia Gaeli che Guercilena rischiano una squalifica, la società forse solo un'ammenda. Il procedimento davanti alla Disciplinare
dovrebbe svolgersi nella settimana precedente l'ultima giornata del campionato che si concluderà l'11 maggio. Poi la parola passerà alla Caf. Il torneo si concluderà dunque senza che sulla vicenda sia stata scritta la parola fine.
Aldo Papagni

 

Le reazioni
Gaeli sereno: "Rifarei le stesse cose" Guercilena: "Ho la coscienza a posto"

È sereno Luca Gaeli, convinto che la ricostruzione dei fatti da parte dell'Ufficio Indagini e la valutazione della documentazione da parte della procura federale rispecchino la ricostruzione dell'accaduto da sempre sostenuta dal S. Angelo Calcio. "Ci aspettavamo il deferimento per ritardata denuncia - commenta Gaeli - anche se cercheremo di dimostrare con il supporto dei tabulati telefonici che noi abbiamo cercato di informare la Figc il giorno prima della partita. Appena è stato possibile abbiamo denunciato il tutto al commissario di campo, e il giorno dopo ho telefonato al presidente dell'Interregionale. Se tornassi indietro, mi comporterei allo stesso modo: sono convinto che se non avessi agito così, muovendo una denuncia senza prove, non sarebbe stato dimostrato il tentativo di illecito. Ora aspettiamo con serenità le decisioni della Disciplinare. Io ho fatto una domanda al calcio, e attendo una risposta: se sarà chiara e inequivocabile sarò soddisfatto, altrimenti vorrà dire che questo mondo non fa più per me". Il portiere Alessandro Guercilena reclama la propria innocenza: "Non capisco: che colpa ne ho se mi sono incontrato con Adriano Ravelli, una persona che conosco da tempo, e certamente non per parlare di partite da comprare? Cosa dovevo fare più di raccontare l'accaduto al mio capitano, all'allenatore e al presidente (Gaeli, ndr)? Comunque sono tranquillo: ho la coscienza a posto perché non ho fatto niente di male. Spero piuttosto che puniscano chi è veramente colpevole di questi fatti".

Articoli Tratti da "Il Cittadino" del 18/04/2003
 
 
LA CONDANNA DELLA DISCIPLINARE:
Calcio - Serie D Nel verdetto sull'illecito di marzo i giudici inaspriscono quasi tutte le richieste della procura federale
La Disciplinare castiga anche il S Angelo
Rodengo penalizzato di 12 punti, barasini di 4, tre anni a Gaeli

ROMA La Disciplinare coglie tutti di sorpresa, straccia le richieste "moderate" della procura federale e sfodera la spada per tagliare la testa ad ambizioni e speranze di Rodengo e S. Angelo. Il collegio giudicante, presieduto da Ferdinando Fanfani, nel deliberare sul caso di illecito maturato a margine della gara di campionato del 16 marzo scorso tra bresciani e barasini, ha inasprito gran parte delle sanzioni rispetto alle richieste formulate lunedì da Gian Luigi Bracciale, rappresentante dell'accusa. Il Rodengo Saiano è stato penalizzato di 12 punti in classifica (più un'ammenda di 6 mila euro), il S. Angelo di 4 (5 mila euro di multa): i bresciani perdono la promozione in C2 conquistata sul campo, i barasini sono esclusi dai play off. Le due società sono state sanzionate per responsabilità oggettiva negli atti dei loro tesserati Adriano Ravelli e Luca Gaeli. Il primo, direttore sportivo del club franciacortino, è stato inibito per 5 anni con proposta di radiazione (articoli 6, comma 1, e 1, comma 1 del Codice di giustizia sportiva), essendo stato riconosciuto colpevole di illecito sportivo; al patron rossonero la Disciplinare ha inflitto tre anni di inibizione (articoli 6, comma 7, e 1, comma 1), essendo stato riconosciuto colpevole di omessa denuncia. Assolti invece da ogni imputazione il portiere del S. Angelo Alessandro Guercilena, il calciatore della Solbiatese Massmiliano Previtali, il direttore sportivo del Palazzolo Stefano Chiari e con esso la società bresciana. La procura aveva chiesto 5 anni e radiazione per Ravelli, 8 mesi per Gaeli, 6 per Previtali, 4 per Guercilena, uno per Chiari, 6 punti di penalizzazione e 15 mila euro di ammenda per il Rodengo, 6 mila euro di ammenda per il S. Angelo, 500 euro per il Palazzolo. Solo la prima richiesta è stata accolta. Le parti interessate hanno ora tre giorni di tempo per preannunciare il reclamo, da perfezionare entro sette giorni. Il verdetto definitivo della Caf potrebbe arrivare già alla fine della prossima settimana. Il disposto della sentenza rivela che Ravelli ha ammesso in aula le decisive circostanze dell'incontro (videoregistrato dalla Digos di Lodi) avvenuto poco prima della gara nell'ufficio di Gaeli allo stadio di Sant'Angelo, nel quale il ds franciacortino ha mostrato a Gaeli una busta contenente 9 mila euro, anticipo dei 20 pattuiti per l'illecito. Per i giudici il tentativo posto in essere da Ravelli dove essere equiparato all'illecito consumato, da qui la sanzione massima. La Disciplinare ha poi ritenuto immotivato il ritardo da parte di Gaeli nel denunciare l'illecito (il primo contatto con Ravelli risaliva al martedì precedente la gara, la denuncia agli organi federali è stata presentata il lunedì successivo) e "non collaborativo" il suo comportamento fino alla vigilia della gara: un comportamento "omissivo" ritenuto "di particolare gravità perché idoneo a consentire una ulteriore concretizzazione del tentativo di illecito attraverso una serie di incontri di carattere destabilizzante per il sistema calcio".
Quanto alle sanzioni per reponsabilità oggettiva, sono state calcolate per togliere ai due club ogni possibilità di concorrere alla C2, sia pure tramite i play off e un successivo eventuale ripescaggio. I giudici hanno per altro precisato che l'acquisizione della promozione in C2 da parte del Rodengo ha impedito loro di punire la società bresciana con l'esclusione dal campionato di Serie D: in tal caso si sarebbe infatti verificata una doppia retrocessione, vietata dalle carte federali. E se il Rodengo non fosse stato ancora matematicamente promosso? E ancora: è equo graduare le sanzioni in base alla classifica? Istruttoria e dibattimento non hanno poi chiarito quale interesse abbia mosso Ravelli a prendere l'iniziativa dell'illecito, stando alla sentenza una iniziativa del tutto personale: ma a chi appartenevano i 20 mila euro in gioco? Retroscena che restano oscuri e che, a questo punto, solo l'inchiesta penale potrebbe forse chiarire. Gli unici soddisfatti sono Guercilena e Previtali. Il processo ha accertato che il portiere del S. Angelo ha parlato al telefono (il cellulare di Previtali) con Ravelli alla vigilia della partita, incontrandolo il giorno successivo, ma ha altresì rilevato che tale comportamento, per quanto "sconsigliabile", non costituisce illecito, tanto più che il giocatore ha tempestivamente informato dei fatti sia mister Tassi che il capitano Del Monte, ricevendo da Gaeli l'assicurazione che il tentato illecito era già stato denunciato. Almeno per lui la vicenda si è chiusa bene.
Aldo Papagni

 

I rossoneri restano fuori dai play off, Pizzighettone in C2
La sentenza della Disciplinare rivoluziona la classifica del Girone A della Serie D, sancendo a tavolino la promozione in C2 del Pizzighettone, che deve per altro aspettare la ratifica delle sanzioni a carico del Rodengo Saiano da parte della Caf. La corsa per i tre posti nei play off di fatto vede esclusi bresciani e barasini (salvo improbabili coincidenze di risultati). Un posto se lo giocano nel confronto diretto Casale e Vigevano, le altre due squadre usciranno da Voghera-S. Angelo, Rodengo-Uso Calcio, Cuneo-Pizzighettone e Pinerolo-Palazzolo. Resta invece inalterata la coda della generale. Questa la nuova classifica del Girone A: Pizzighettone 56; Uso Calcio 52; Voghera, Cuneo, Casale e Vigevano 51; Palazzolo 50; Rodengo Saiano e S. Angelo 48; Pergocrema 45; Canavese 41; Trino 40; Fiorenzuola 38; Robbio 35; Sancolombano 34; Bergamasca 32; Fanfulla 30; Pinerolo 15

 
Minojetti: "Inconcepibile che chi subisce e denuncia un illecito venga equiparato a chi lo compie"
Luca Gaeli annuncia le dimissioni
"Ritengo vergognosa la penalizzazione della squadra"

SANT'ANGELO LODIGIANO Di certo a Sant'Angelo non si aspettavano un epilogo del genere: le richieste avanzate lunedì sera a Roma dalla procura federale potevano essere considerate accettabili nel clan barasino, visto che non si parlava di penalizzazioni per la squadra ma solo di un'ammenda alla società e di squalifiche e inibizioni tutto sommato contenute. Invece ieri ecco il classico fulmine a ciel sereno: "Un'assurdità - commenta l'avvocato Roberto Minojetti, rappresentante della società rossonera - perché non è concepibile che chi subisce e denuncia un illecito venga equiparato a chi lo compie. Mi sembra un modo esplicito per dissuadere qualunque società dal denunciare episodi del genere: un messaggio negativo per il mondo del calcio". Amareggiato ovviamente il patron Luca Gaeli, che ieri ha maturato la scelta di dimettersi dal ruolo di dirigente del S. Angelo: "Non ho preso soldi - commenta Gaeli - né ho combinato un risultato: chiederò se dovevo fare il contrario, magari me la sarei cavata con meno problemi. Chiederò un'audizione di quattro ore alla Caf: ho tante cose da dire. Dopo questa sentenza presenterò le mie dimissioni al consiglio d'amministrazione del S. Angelo: è un atto dovuto, ma sono tranquillo perché ho la coscienza a posto e non ho fatto nulla di scorretto". Con le sue parole Gaeli anticipa l'intenzione di presentare ricorso alla Corte d'appello federale: "Lo faremo - conferma l'avvocato Minojetti - anche se diventa difficile individuare la strategia per ottenere una riduzione dei tre anni di squalifica. Di fatto noi non abbiamo parlato molto davanti alla Disciplinare, confermando la nostra posizione già espressa più volte: avremmo potuto accettare un provvedimento del genere di fronte a un altro capo d'imputazione, ma per l'omessa denuncia ci sembra esagerato. In particolare non c'è proporzione tra le responsabilità del S. Angelo e del Rodengo, di Gaeli e di Ravelli: non accettiamo che vengano quasi parificate nelle sanzioni imputazioni di gravità assai diversa". Qualche settimana fa, commentando la vicenda, Luca Gaeli disse di aver posto con la sua denuncia una domanda al mondo del calcio, attendendo una risposta: "Di certo non mi soddisfa: tre anni di inibizione mi sembrano un'esagerazione all'ennesima potenza e ritengo vergognosa la penalizzazione della squadra. Con giocatori e allenatori ci siamo sentiti esprimendo reciproca solidarietà: sono convinto che domenica faremo una grande partita". È stanco di tutta questa vicenda l'allenatore Maurizio Tassi, che vuole tornare a pensare solo al calcio giocato con la mente rivolta all'ultima gara casalinga con il Voghera: "Lunedì sera avevamo lasciato Roma dopo aver ascoltato le richieste della procura federale, ma ho sentito che la Disciplinare ha preso altre decisioni: personalmente preferisco non commentare la sentenza, ognuno può farsi un'idea da sé. Dispiace per questi 4 punti di penalizzazione che praticamente ci estromettono dai play off, che mi sembravano il giusto premio per la squadra dopo un campionato che certamente rimarrà impresso nella mente dei tifosi. Mi preme solo sottolineare che non potranno mai toglierci certe vittorie importanti ottenute in questo campionato: quelle di Casale, di Voghera, nei derby di Lodi e San Colombano, le quattro "pere" rifilate al Rodengo che abbiamo dominato a Sant'Angelo. Ora pensiamo a preparare la prossima partita: vogliamo vincere con il Voghera per salutare nel migliore dei modi il nostro pubblico". L'unico che può trovare motivi di soddisfazione almeno in una parte della sentenza della Disciplinare è il portiere Alessandro Guercilena: si è sempre dichiarato innocente e pulito, prima e dopo il deferimento nei suoi confronti, e ieri ha avuto giustizia.
Daniele Perotti

 

Le Reazioni
"È allucinante: conclusioni forzate senza un procedimento esemplare"

C'è rabbia a Rodengo Saiano per la sentenza della Disciplinare, contro cui gli avvocati stanno già preparando il dispositivo per un ricorso alla Caf, anche se la dirigenza bresciana è talmente amareggiata dall'epilogo della vicenda da voler quasi lasciar perdere tutto. "Allucinante: usa questo termine l'avvocato Carlo Ghirardi, dello studio legale cui si è appoggiato il Rodengo Saiano, per definire la sentenza emessa ieri. "Lo dico per una serie di motivi: per situazioni oggettive non prese in considerazione nel dibattimento, come registrazioni telefoniche che smentiscono l'impianto accusatorio, e per considerazioni espresse nella giornata di lunedì davanti alla Disciplinare che non sono state adeguatamente valutate". L'avvocato Ghirardi è perentorio: "Il coinvolgimento del Rodengo Saiano in questa vicenda non è stato provato: nessun tesserato della società sapeva nulla dei fatti svoltisi domenica 16 marzo prima della partita di Sant'Angelo, ad eccezione del signor Ravelli. Mi sembra che si sia voluti giungere a conclusioni forzate, a sanzioni esemplari, senza un procedimento davvero esemplare nella formula e nell'accertamento dei fatti". Da parte sua anche l'ormai ex direttore sportivo Ravelli "spera" nella Caf, sostenendo l'esistenza di prove che smentiscono la versione dei fatti presa per buona da procura federale e Disciplinare.

 

Punghellini è soddisfatto: "È una sentenza esemplare"
Si dice soddisfatto William Punghellini dei tempi e delle sanzioni della sentenza pronunciata ieri dalla Disciplinare. "Sentenza esemplare - commenta il presidente dell'Interregionale - perché noi ci battiamo per un movimento credibile, fatto di dirigenti seri e onesti che si impegnano a fondo per il calcio. Avevamo il dovere morale di fare pulizia e siamo stati tempestivi: mi dispiace per le società coinvolte e per i loro tifosi, ma le regole ci sono e tutti devono rispettarle. Questa sentenza fa scuola anche nelle motivazioni espresse e mi auguro che la Caf possa deliberare una sentenza definitiva entro la fine della prossima settimana".

Articoli Tratti da "Il Cittadino" del 07/05/2003
 
 
IL COMUNICATO UFFICIALE:

Comunicato Ufficiale N° 155 del 06.05.2003
La Commissione Disciplinare, riunitasi a Roma il 05 maggio 2003, ha assunto le seguenti decisioni:

Collegio composto dai Sigg.ri: dott. Ferdinando Fanfani, Presidente; avv. Riccardo Andriani, avv. Pietro Moscato, avv. Gianfranco Tobia, Componenti; dott. Raimondo Catania, Rappresentante A.I.A..

“”
DEFERIMENTO DELLA PROCURA FEDERALE A CARICO DI: RAVELLI ADRIANO (Dir. Sportivo A.C. Rodengo Saiano) PER VIOLAZIONE ARTT. 6 COMMA 1 E 1 COMMA 1 DEL C.G.S.; GAELI GIANLUCA (dirigente Sant’Angelo Calcio S.r.l.) PER VIOLAZIONE ARTT. 6 COMMA 7 E 1 COMMA 1 DEL C.G.S.; GUERCILENA ALESSANDRO (tesserato Sant’Angelo Calcio S.r.l.) PER VIOLAZIONE ARTT. 6 COMMA 7 E 1 COMMA 1 DEL C.G.S.; PREVITALI MASSIMILIANO (tesserato
Solbiatese Calcio) PER VIOLAZIONE ART. 6 COMMA 7 DEL C.G.S.; CHIARI STEFANO (dirigente A.C. Palazzolo) PER VIOLAZIONE ART. 1 COMMA 1 DEL C.G.S. E DELLE SOCIETA’ RODENGO SAIANO, SANT’ANGELO CALCIO E A.C.
PALAZZOLO PER VIOLAZIONE ART. 6 COMMA 4 DEL C.G.S. (nota n. 1136/276pf/EF/MM del 17.04.2003).

La Commissione Disciplinare, 
Letti gli atti;
Visto il deferimento della Procura Federale in data 17 aprile 2003 nei confronti dei tesserati Adriano Ravelli, Gianluca Gaeli, Alessandro Guercilena, Massimiliano Previtali, Stefano Chiari e delle Società Rodengo Saiano, S.Angelo Calcio, AC Palazzolo; 
Ascoltati personalmente i deferiti assistiti dai propri legali ed il rappresentante della Procura federale dott. Gian Luigi Bracciale;

Rilevato che:
il Ravelli è stato deferito per aver posto in essere atti diretti, in maniera non equivoca, ad alterare il risultato della gara S.Angelo-Rodengo Saiano
il Gaeli per omessa denuncia del tentativo di illecito posto in essere dal Ravelli
il Guercilena per omessa denuncia del tentativo di illecito
il Previtali per omessa denuncia del tentativo di illecito
il Chiari per aver pronunciato frasi brusche e ritorsive nei confronti della Società S.Angelo e della sua dirigenza;
la Società Rodengo Saiano per responsabilità oggettiva nel tentativo di illecito e nella violazione ascritta al proprio tesserato;
la Società S.Angelo Calcio per responsabilità oggettiva nella violazione ascritta al proprio tesserato;
la Società Palazzolo per responsabilità oggettiva nella violazione ascritta al proprio tesserato;
Ascoltati quali testimoni i sigg. Enrico Barani, Renato Lorini, Pietro Franchi, Maurizio Tassi, Danilo Del Monte (testi indicati dalla Procura Federale) e Michele Scognamiglio (indicato dal sig. Stefano Chiari);
Accertato, attraverso un accurato esame degli atti, che effettivamente tra il Ravelli ed il Gaeli si svolgevano colloqui diretti a concretizzare gli estremi di un illecito sportivo e che solo il giorno 15 marzo 2003 (e cioè all’immediata vigilia della partita tra S.Angelo e Rodengo) il sig. Gianluca Gaeli, dirigente del S.Angelo Calcio, denunciava presso la Questura di Lodi il tentativo di illecito posto in essere dal sig. Adriano Ravelli, direttore sportivo della Soc. Rodengo Saiano, teso ad alterare il risultato della gara S.Angelo-Rodengo Saiano in programma il 16 marzo 2003 mentre per la formale denunzia di illecito alla FIGC da parte del S.Angelo occorreva attendere il 17 marzo 2003;
Accertato, altresì, che, a seguito della denuncia presentata alla Questura di Lodi, la DIGOS videoregistrava l’incontro, svoltosi prima dell’inizio della gara, tra il Ravelli ed il Gaeli nel corso del quale il primo mostrava al Gaeli una busta contenente banconote precisando che si trattava di 9000 euro che avrebbe consegnato al termine dell’incontro tramite il magazziniere della Società e che la rimanente somma pattuita (11000 euro) sarebbe stata consegnata in settimana;
Valutato che tale decisiva circostanza è stata ammessa dal Ravelli nel corso del dibattimento confessando dunque il tentativo di illecito;
Rilevato che così come il comportamento illecito del Ravelli ha trovato piena conferma in atti appare altresì evidente che il Gaeli ha atteso a lungo immotivatamente prima di denunciare il tentativo di illecito ( il Gaeli ha infatti confessato che sin dal martedì antecedente lo svolgimento della partita si era concretizzato il tentativo di illecito del Ravelli);
Valutato che il comportamento omissivo del Gaeli deve essere considerato di particolare gravità perché idoneo a consentire una ulteriore concretizzazione del tentativo di illecito attraverso una serie di incontri di carattere destabilizzante per il sistema calcio;
Rilevato che il tentativo di illecito posto in essere dal Ravelli deve essere equiparato, in adesione a principi pacifici e consolidati, all’illecito consumato dovendo prendersi in considerazione l’azione in se’ stessa come idonea alla verificazione dell’evento, rappresentato dall’alterazione del regolare risultato della gara e che la posizione occupata dal Ravelli nella struttura organizzativa del Rodengo Saiano (direttore sportivo) provoca inevitabilmente la responsabilità oggettiva del Rodengo Saiano nel tentativo di illecito e nella violazione ascritta al proprio tesserato;
Ritenuto al riguardo che non possono essere prese in considerazione le dettagliate eccezioni proposte dalla difesa del Rodengo Saiano che si pongono in palese contrasto con principi consolidati nel tempo in tema di responsabilità oggettiva;
Considerato che, una volta accertata la condotta omissiva del Gaeli che non provvedeva a formalizzare alcun tipo di denuncia presso la Federcalcio (pur essendo ben a conoscenza di tutti i tesserati dell’obbligo che sussiste anche in presenza di voci incontrollate e non provate), ne consegue la responsabilità oggettiva del S.Angelo Calcio nella violazione ascritta al proprio tesserato;
Valutato che invece non risulta provata la responsabilità dei deferiti Guercilena e Previtali;
Ritenuto che il Guercilena, nonostante una propria diretta partecipazione alle vicende che hanno connotato il tentativo di illecito, non sembra svolgere nello stesso una posizione da protagonista;
Considerato infatti che il fatto di aver ricevuto una telefonata dal direttore sportivo del Rodengo Saiano non può costituire fatto illecito, così come aver incontrato lo stesso nella mattina dell’incontro (circostanza questa che può essere definita sconsigliabile ma che non può costituire fatto idoneo a concretizzare violazione ai sensi di quanto disposto dall’art. 6, comma 7 C.G.S.);
Considerato, peraltro, che il Guercilena ha riferito immediatamente dell’incontro con il Ravelli al proprio allenatore ed al proprio capitano ed aveva avuto assicurazione dal Gaeli che il tentativo di illecito era stato denunciato;
Ritenuto dunque che non risultano acquisiti agli atti elementi sufficienti per poter ascrivere al Guercilena il reato di omessa denuncia del tentativo di illecito e tanto meno per poter condannare lo stesso per violazione dei principi di lealtà e correttezza ai sensi di quanto previsto dall’art. 1 comma 1 C.G.S.;
Considerato che anche la posizione del Previtali appare estranea al tentativo di illecito in quanto l’aver fatto parlare al proprio cellulare il Guercilena, con il quale si trovava nel bar in cui quest’ultimo lavora, ed il Ravelli che l’aveva contattato, l’aver appreso che il Ravelli ed il Guercilena si sarebbero incontrati il giorno successivo (senza conoscere le ragioni di tale
incontro), l’aver parlato il giorno antecedente la partita quattro volte al telefono con il Ravelli (a lui legato da rapporti di amicizia e di lavoro) non può concretizzare alcuna violazione, tanto meno dell’art. 6, comma 7 C.G.S.;
Ritenuto, per quanto attiene alla posizione del tesserato Stefano Chiari che le dichiarazioni da questo rilasciate (sulle quali non si è trovata piena conferma in corso di giudizio) non possono essere inquadrate come dichiarazioni ufficiali quanto come espressioni rese in libertà (con tono che è stato interpretato tra il serio ed il faceto) mentre si assisteva ad una manifestazione sportiva;
Ritenuto che, non essendo stata raggiunta piena prova sulla lesività delle menzionate dichiarazioni, il Chiari e, conseguentemente, l’A.C. Palazzolo non potranno essere che prosciolti, pur con la raccomandazione per il futuro di astenersi da comportamenti di tal genere;
Preso atto delle conclusioni della Procura Federale che ha chiesto l’affermazione di responsabilità di tutti i deferiti con l’irrogazione delle seguenti sanzioni:
per il Ravelli inibizione per cinque anni con proposta di radiazione
per il Gaeli inibizione per otto mesi
per il Guercilena squalifica per quattro mesi
per il Previtali squalifica per sei mesi
per il Chiari inibizione per un mese
per il Rodengo Saiano sei punti di penalizzazione e 15.000 euro di ammenda
per il S.Angelo Calcio 6.000 euro di ammenda
per il Palazzolo 500 euro di ammenda
Considerato che, per l’entità delle pene da irrogare, vanno formulate alcune considerazioni a supporto ed in particolare:
per il Ravelli va considerata la rilevanza della sua posizione nella Società (direttore sportivo), la certezza del comportamento illecito tenuto, l’assenza di ogni sentimento di pentimento per quanto posto in essere, la necessità di allontanare dal mondo del calcio soggetti che si pongano in palese contrasto con i principi etici informatori dell’attività federale sicchè la pena congrua appare essere quella della inibizione per cinque anni con proposta di radiazione;
per il Gaeli va censurato il comportamento, assolutamente non collaborativo tenuto sino alla vigilia della partita in questione ed in ogni caso l’assenza di ogni denuncia nella sede naturale (quella federale) sino al giorno successivo allo svolgimento della partita, posizione aggravata dalla particolare qualifica rivestita nell’ambito della Società di appartenenza nella quale pur non possedendone la qualifica svolge in realtà funzioni di Presidente, circostanza aggravante che pesa nella determinazione della sanzione sicchè la pena più giusta appare quella della inibizione per anni tre;
per il Rodengo Saiano va considerato preliminarmente che la Società ha conseguito sul campo la matematica promozione in serie C2 ragion per cui non può irrogarsi l’esclusione dal campionato di appartenenza (Campionato Interregionale) perché si verificherebbe in tal caso una doppia retrocessione; va altresì considerato che la posizione di rilievo che il Ravelli ha
nell’organigramma societario non può che produrre la piena responsabilità oggettiva della Società di appartenenza; pena congrua ed afflittiva appare dunque quella della penalizzazione di dodici punti da scontarsi nel campionato in corso oltre ad un’ammenda di 6.000 euro;
per il S.Angelo Calcio non può che irrogarsi la sanzione per responsabilità oggettiva in quanto l’imputazione ascritta al suo dirigente Gaeli risulta confermata; come precisato più sopra la sanzione deve essere aggravata per la particolare posizione societaria del Gaeli che, pur non possedendone la qualifica, svolge funzioni di Presidente della Società. Sanzione affittiva appare quella della penalizzazione di 4 punti da scontarsi nel campionato in corso oltre ad un’ammenda di 5.000 euro.

P.Q.M.
In parziale accoglimento del deferimento disposto dalla Procura Federale:
irroga la inibizione per cinque anni con proposta di radiazione al tesserato Adriano Ravelli per violazione degli artt. 6, comma 1, e 1, comma 1, C.G.S.;
irroga la inibizione per anni tre al tesserato Gianluca Gaeli per violazione degli artt. 6, comma 7 e 1, comma 1, C.G.S.;
irroga la sanzione della penalizzazione di punti dodici da scontarsi nel campionato in corso 2002/03 e dell’ammenda di 6.000 euro a carico della Società Rodengo Saiano per violazione dell’art. 6, comma 4, C.G.S.;
irroga la sanzione della penalizzazione di punti quattro da scontarsi nel campionato in corso 2002/03 e dell’ammenda di 5.000 euro a carico della Società S.Angelo Calcio per violazione dell’art. 6, comma 4 C.G.S.;
assolve da ogni imputazione i tesserati Alessandro Guercilena, Massimiliano Previtali, Stefano Chiari e la A.C. Palazzolo non costituendo i comportamenti dagli stessi tenuti violazione dell’art. 6 comma 7 e 1, comma 1 C.G.S. (per il Guercilena), dell’art. 6 comma 7 C.G.S. (per il Previtali), dell’art. 1, comma 1, C.G.S. (per il Chiari) e dell’art. 6, comma 4, C.G.S. (per la AC Palazzolo).

Il Presidente della C.D.
(dott. Ferdinando Fanfani)

 
 
IL RICORSO ALLA CAF:
Calcio - Serie D Confermati dopo tre ore di camera di consiglio i tre anni al patron e i 4 punti di penalizzazione alla squadra
La Caf non fa sconti a Gaeli e al S Angelo
"I soldi spesi per il ricorso sarebbe stato meglio darli in beneficenza"

LODI Tre ore di camera di consiglio per non cambiare nulla: tanto ci ha messo ieri la Caf per confermare la sentenza emessa dalla Disciplinare sul caso di tentato illecito sportivo relativo alla partita S. Angelo-Rodengo Saiano del 16 marzo. La Corte d'appello federale ha rigettato i reclami delle due società e dei dirigenti coinvolti nella vicenda, confermando le pene stabilite in primo grado: 12 punti di penalizzazione e ammenda di 6mila euro per il Rodengo, 4 punti di penalizzazione e 5mila euro di multa per il S. Angelo, 5 anni di inibizione con proposta di radiazione per l'ex direttore sportivo bresciano Adriano Ravelli (considerato il principale responsabile dell'illecito, tentato ma non concretizzatosi visto che sul campo vinse 4-1 il S. Angelo) e infine 3 anni di inibizione per il patron barasino Gianluca Gaeli. Quest'ultimo aveva dichiarato nei giorni scorsi di voler richiedere proprio un'udienza di tre ore alla Caf, perché avrebbe avuto tante cose da dire, ma poi ieri ha preferito evitare un inutile viaggio a Roma, quasi si aspettasse l'epilogo della vicenda. "Mi sono preso mezza giornata di libertà - dichiara Gaeli - e sono rimasto a giocare con la mia nipotina di 7 anni, che è uno spettacolo: mi sono divertito e sicuramente ci ho guadagnato, risparmiandomi uno sgradito viaggio a Roma". Cerca di sdrammatizzare, il patron barasino, ma si sente che gli pesa tutta questa vicenda e la conferma dell'inibizione per tre anni. Non vuole parlare però solo di amarezza, né di delusione, né tanto meno di rassegnazione: "Evidentemente certe cose devono andare così - sostiene - e a me non sta bene. In fondo ci aspettavamo che sarebbe finita in questo modo, per questo io e Roberto Minojetti non siamo andati a Roma a perdere tempo. I soldi spesi per il ricorso sarebbe stato meglio darli in beneficenza: sarebbero finiti a qualcuno che ne aveva davvero bisogno. Preferisco tenermi dentro quello che sento, perché sarebbero parole destinate a finire nel dimenticatoio: l'unica vera amarezza è per i 4 punti di penalizzazione alla squadra, che ha perso un campionato in condizioni per lo meno equivoche. Questo sì è vergognoso, scandaloso: togliere punti a chi non ha colpe e ha sempre lottato onestamente sul campo. Forse era meglio che prendessi la cifra che mi era stata offerta per combinare la partita: a questo punto avrei anche un punto in più in classifica". Difficile pensare a un S. Angelo senza Gaeli, dopo i campionati al vertice di questi ultimi anni, ma il diretto interessato non si sente certo insostituibile: "Il S. Angelo esiste dal 1907 e sicuramente andrà avanti con altri al mio posto: le mie dimissioni non erano solo legate alla squalifica, perché già da tempo stavo programmando il mio disimpegno. Ci sono in embrione discorsi che dovrebbero concretizzarsi: il S. Angelo potrà andare avanti in maniera decisa e tranquilla, e io rimarrò tifoso". Duro il commento alla sentenza della Caf da parte del dottor Roberto Minojetti, rappresentante legale del S. Angelo: "Una farsa, hanno finito come avevano cominciato: nel peggiore dei modi. Dopo le dichiarazioni di Punghellini a seguito della sentenza della Disciplinare, la Caf non poteva far altro che confermare quella linea". Il presidente dell'Interregionale William Punghellini conferma invece soddisfazione e rincara la dose: "Mi dispiace per i tifosi e i tesserati che hanno lavorato onestamente e seriamente, ma chi ha sbagliato deve pagare. A nessuno è permesso giudicare l'operato di un organo della giustizia sportiva". A distanza replica Minojetti: "Almeno non ci tolgano la libertà di parola, se questa è la giustizia sportiva!".
Daniele Perotti

 

Intanto la Procura di Lodi convoca altri club del girone
LODI Il verdetto della Caf ha di fatto chiuso il fronte giuridico-sportivo della vicenda Rodengo. Rimane aperta però l'inchiesta penale, affidata al sostituto procuratore della Repubblica di Lodi Alessandra Simion, la quale si esprime con la consueta cautela sulle indagini in corso. L'attenzione degli investigatori è rivolta ad una sorta di azione di monitoraggio della situazione relativa alle altre squadre iscritte al Girone A della Serie D. Su mandato della dottoressa Simion, la Digos sembra sia infatti intenzionata ad ascoltare come persone informate dei fatti i dirigenti di altri club lombardi e piemontesi: un primo invito a comparire per mercoledì 28 maggio pare sia stato già rivolto ai presidenti di Vigevano e Robbio. Nulla fa pensare che le società in questione siano in qualche modo coinvolte nella vicenda, gli investigatori intendono solo appurare se siano a conoscenza di elementi che potrebbero risultare utili per le indagini. L'intento della procura sembra essere quello di verificare se l'episodio di frode sportiva denunciato a margine dell'incontro del 16 marzo tra S. Angelo e Rodengo Saiano sia stato nel caso un episodio isolato, oppure parte di una prassi più ampiamente diffusa. Gli sviluppi dell'inchiesta penale sono seguiti con attenzione dal Fanfulla. Se dalle indagini della procura emergesse il coinvolgimento di altri club, fosse anche nell'ipotesi di una eventuale omessa denuncia, la società bianconera potrebbe sollecitare la Federcalcio ad intraprendere un supplemento di indagine per appurare eventuali responsabilità. Al momento di tratta di un'eventualità piuttosto remota, che solo il progredire delle indagini potrebbe rendere nel caso più "sostanziosa". Il presidente del Fanfulla Emiliano Lottaroli per il momento si limita a un commento lapidario. "Ci piacerebbe sapere - dice - per quali ragioni i dirigenti di queste società saranno ascoltati. Certo, se della vicenda Rodengo fossero stati a conoscenza altri soggetti, e non avessero denunciato l'illecito, ci sarebbero motivi per chiedere giustizia". Nei prossimi giorni la società bianconera valuterà anche se ci sono i margini per impugnare per revocazione, come terzo interessato, la sentenza della Caf: perché ciò sia possibile occorre però che nel giudizio d'appello sia stato omesso l'esame di un fatto decisivo oppure che siano sopravvenuti, dopo la decisione, fatti nuovi la cui conoscenza avrebbe comportato una diversa pronuncia. E i fatti nuovi, se mai ce ne saranno, potranno uscire solo dalle indagini della procura di Lodi.
Aldo Papagni

Articoli Tratti da "Il Cittadino" del 17/05/2003
 
 
LA CONDANNA DELLA GIUSTIZIA ORDINARIA:
Ravelli ha patteggiato: per l'accusa tentò di pagare i rossoneri per far vincere la sua squadra, prima in classifica
Partite comprate, dirigente condannato
Sei mesi all'ex direttore sportivo del Rodengo smascherato da Gaeli

SANT'ANGELO "Durante un campionato qualche accordo ci può anche stare per arrivare a un pareggio, a una vittoria o a una sconfitta. Ma di solito si tratta di intese fra giocatori che magari hanno militato nella stessa squadra e che sono rimasti amici". Adriano Ravelli, ex direttore sportivo del Rodengo Saiano, è un fiume in piena mentre commenta al telefono la condanna a 6 mesi di reclusione, poi convertita in 6.840 euro di ammenda, che gli ha inflitto il Gip di Lodi per il reato di frode sportiva. Ravelli, che era accusato di aver tentato di comprare per 20 mila euro la partita con il S. Angelo del 16 marzo 2003 (poi vinta dai barasini per 4-1), ha chiesto di patteggiare. Un rito che non comporta il riconoscimento di colpa da parte dell'indagato, che gli evita il processo pubblico e gli permette di avere lo sconto di un terzo sulla pena finale. "Per come è la giustizia italiana non potevo certo rischiare una condanna a tre mesi che poi mi restava sulla fedina penale - spiega l'ex direttore sportivo -. Mi girano le scatole per come è finita, ma non potevo fare altrimenti per essere sicuro di restare con la fedina penale pulita. Meglio chiuderla lì prima possibile tutta questa storia, anche se non ho fatto nulla".
In realtà la Digos, avvertita dall'ex presidente del Sant'Angelo Gianluca Gaeli, aveva filmato l'offerta dei soldi. "Ma quelli erano solo il premio partita per i miei giocatori, non ho offerto proprio nulla - afferma Ravelli -, quello che è successo è frutto di un complotto per penalizzare il Rodengo che era primo in classifica. E poi io non farei mai una denuncia per illecito sportivo, altrimenti nessuno dovrebbe più fare calcio". Prima che con la giustizia ordinaria, Ravelli aveva già chiuso i conti con quella sportiva che l'ha condannato a restare per 5 anni lontano dal calcio, con una proposta di radiazione definitiva che però il presidente della Federcalcio Franco Carrara non ha ancora firmato. "Per adesso faccio il consulente ad alcune squadre - spiega l'ex direttore sportivo del Rodengo -. A dispetto di tutti non intendo uscire da questo mondo. Tanto più di così non mi possono fare. Se vogliamo proprio vedere sarebbe stato giusto darmi due o tre anni per omessa denuncia, visto che è stato Gaeli a farsi avanti".
La versione dell'ex patron del Sant'Angelo è però naturalmente opposta ed è quella presa per buona dalla procura di Lodi e dalla Digos. "Mi sento a posto con la mia coscienza e rifarei quello che ho fatto - commenta adesso Gaeli, sospeso a sua volta per tre anni dal mondo del calcio perché aspettò una settimana a denunciare il tentativo di comprare la partita -, anche se con Ravelli non c'è stato e non c'è nulla di personale. E poi in questa vicenda ci ho smenato anch'io". E sul mondo del calcio, dal quale si è ufficialmente defilato, Gaeli commenta: "Dopo questa storia, qualcuno mi ha detto: "Bisogna essere sintonizzati sul sistema in cui si vive". Ma è giusto? Ci sono tante cose che non vanno. Le cose vanno al contrario. Quello che succede lo sappiamo tutti e tutti tacciono. Che sia normale, non è normale. Quello che dice Ravelli sugli accordi per le partite è inquietante. Certo che se andiamo a vedere certi risultati... Ma se queste sono le regole, allora preferisco non starci. E anche a distanza di tempo, adesso che sono fuori, è un ragionamento che non accetto. Ma sono cose che lasciano l'amaro in bocca". Anche ai tifosi.
Fabio Bonaccorso

Articoli Tratti da "Il Cittadino" del 28/02/2004