Approfondimenti 2003-2004

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S. Angelo, tutti i perché di un disastro
La retrocessione in Eccellenza è il frutto di continue scelte sbagliate

Il S. Angelo ha conosciuto il suo destino: torna in Eccellenza. Sono passate sei stagioni da quegli spareggi con Salò e Massalambarda che conclusero l'annata 1997/1998 e che sancirono il ritorno in quinta serie dei rossoneri guidati da Marzio Buscaglia: sono stati dei campionati quasi tutti movimentati, con il rimpianto di aver fallito addirittura la promozione in Serie C2 al primo tentativo,dietro l'Imperia, anche se poi ci sono stati un terzo posto dietro Pavia e Fanfulla nel 2000-2001 e un quarto posto l'anno dopo che non vanno dimenticati.
E ci sono stati fior di giocatori che sono passati per Sant'Angelo in questo periodo a partire da Curti, Dall'Orso, Barbieri, Cuccunato e Rossini, per arrivare a El Sheikh, Del Monte, Carboni, che magari sono arrivati, partiti e poi tornati e hanno fatto la felicità dei tifosi barasini e degli stessi tecnici che si sono succeduti: dopo Buscaglia, i vari Nichetti e Daccò (in un periodo non proprio fortunato), Gandini, Ciravegna e Tassi, fino a questa disgraziata stagione con troppi giocatori (sono stati ben oltre la trentina) e tanti allenatori (addirittura quattro, come ben si ricorderà).
È l'epilogo che forse qualcuno temeva e che era stato rinviato nelle stagioni passate, quando magari ai faceva tutto all'ultimo momento a si riusciva in qualche modo ad allestire una squadra comunque all'altezza.
Questa volta invece non è stato possibile. Gli strascichi dalla brutta vicenda relativa alla partita con il Rodendo Saiano sul finire dello scorso campionato, con la pesante squalifica a Luca Gaeli e il suo disimpegno dalla società rossonera, annunciato ma mai chiarita del tutto, e il successivo mancato accordo con la cordata bresciana, che a un certo punto sembrava già sul ponte di comando (si ricorderanno gli annunci e le presentazioni più o meno ufficiali), non hanno certo agevolato il compito a una squadra peraltro ritoccata a più riprese e non sempre nel modo auspicabile.
Si era cominciato in estate con tante belle speranze (in fondo doveva iniziare un nuovo ciclo) e con Claudio Nichetti tornato sulla panchina; il suo lavoro però fu subito in salita con le prime contraddizioni e con parecchi giocatori appena arrivati poi ritenuti non idonei (Milani, D'Apice e Algeri i primi casi, poi Piccaluga e Visioli con il gruppetto dei giovani bresciani, con il tormentone Giglio che peraltro non si concretizzò). Sta di fatto che il tecnico di Spino durò sei partite, portando a casa soli tre punti.
Toccò poi a Carlo Piraino, un nome del tutto nuovo, che rimase sulla panchina per 12 partite con un bottino di 11 punti, con altri movimenti nel mercato di riparazione che portarono all'addio di Piro e del giovane Abaterusso e al ritorno dei gemelli Marco e Christian Arena, cui si aggiunsero poi in tempi diversi i più esperti Pelucchetti, Di Capita e Del Monte.
Non mancarono scontri dialettici tra tecnico e società, che portarono al divorzio dopo il derby con il Sancolombano.
Si scelse poi Claudio Balesini, già giocatore rossonero per un breve periodo l'anno prima, che in otto gare raccolse 4 punti, con l'abbandono un po' a sorpresa dopo la deludente prestazione con la Castellettese.
E in questo frangente arrivarono ancora i giovani Ferrari e Pastorelli e l'attaccante D'Accardio.
Il cerchio si chiude con Marco Cabrini, peraltro già in ballottaggio con Nichetti nella scorsa estate, in pratica per 'ultimo disperato tentativo: fallito però l'esito del confronto con il CasteggioBroni, la squadra ha gettato la spugna e la retrocessione è divenuta triste realtà, con i nomi di Guercilena, Corti, Tomassini, Savioni, Tacchini, Baldni, Provenzano (con non pochi problemi fisici) e del giovane Galmozzi a resistere in pratica per tutta l'annata, ma non è bastato, perché anche loro sono stati coinvolti nel vertice di problemi che hanno portato al responso di domenica.
Gianni Pazzi

Articolo tratto da "Il Cittadino" aprile 2004