Approfondimenti 2005-2006

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I gloriosi rossoneri mai così in basso negli ultimi 40 anni

La fresca retrocessione nel torneo di Promozione è il punto più basso toccato dal S. Angelo negli ultimi 40 anni di storia. L’ultima volta che il la compagine barasina ha frequentato la categoria (1988/89), l’Eccellenza non esisteva ancora e quindi la Promozione era il massimo torneo regionale, porta d’accesso alla Serie D. Per ritrovare il S. Angelo in un campionato analogo a quello che l’attenderà a settembre bisogna tornare alla stagione 1966/67 quando la truppa rossonera ottenne il quarto posto nel torneo di Prima Categoria e il conseguente approdo in Promozione (come detto corrispondente all’attuale Eccellenza). Veramente una brutta tegola alla vigilia della stagione che avrebbe dovuto festeggiare i 100 anni di soria rossonera. Una storia costellata di successi, che hanno costruito nel corso degli anni una fama di tutto rispetto anche al di fuori dei confini regionali. Fondato nel 1907, il sodalizio rossonero ha raggiunto i livelli di massimo splendore a partire dalla metà degli anni ‘70, con la presidenza del milanese Carlo Chiesa, imprenditore nel campo dell’import-export, scomparso prematuramente all’età di 45 anni e al quale è stato intitolato lo stadio santangiolino. I barasini guadagnarono il palcoscenico professionistico al termine della stagione 1973/74, classificandosi al primo posto in Serie D, e vi rimasero per quattro lunghe stagioni, in cui vestirono la casacca a striscie verticali rossonere glorie calcistiche del calibro di Ariedo Braida, Ferruccio Mazzola, Evert Skoglund e Derio Marchesi. Nel 1978/79, a causa della separazione della Serie C nelle due divisioni C1 e C2, il S. Angelo passò nella seconda, ma subito salì in Serie C1 in cui militò per tre stagioni, fino al 1981/82. Dopo aver disputato un paio di annate in C2, con la retrocessione nell’allora Interregionale (l’odierna Serie D) si chiuse il capitolo del professionismo, e dal 1984/85 fino a giorni nostri la storia santangiolina è stata caratterizzata da un’altalena tra l’Eccellenza e lo stesso Interregionale. Nel 1998/99 i rossoneri sfiorarono ancora la promozione in C (allenatore Buscaglia), classificandosi al secondo posto nel Campionato Nazionale Dilettanti dietro l’Imperia, poi un lento ma inesorabile declino, fino al baratro mestamente varcato domenica scorsa.

 
Tre allenatori, due ds e cinque portieri sono il simbolo di una stagione confusa

SANT’ANGELO LODIGIANO È stata una stagione confusa e maledetta. Errori, omissioni, ripensamenti, contraddizioni, un pizzico di sfortuna e qualche eccesso di nervosismo: un cockatil micidiale che ha portato il S. Angelo in Promozione. Basti ricordare come sulla panchina rossonera si siano succedute ben quattro conduzioni tecniche. Andrea Valle ha guidato la squadra nelle prime 5 giornate per poi riprenderla in mano a 8 turni dal termine, ai quali va sommato anche lo spareggio di domenica sul neutro di Corsico contro la Fulgor Cardano. Valle in estate si era reso portabandiera di una rivoluzione tecnica mal digerita dalla tifoseria, ricostruendo la squadra su un gruppo di giovani speranze affiancato da qualche “senatore”: anche per le pressioni ambientali la dirigenza barasina decideva di cambiare rotta alla sesta giornata, ingaggiando Marino Bracchi, già protagonista nel recente passato di esperienze positive alla guida della rivelazione Pizzighettone. Il tecnico livraghino, al quale venne affiancato il direttore sportivo Macchetti, operò molti avvicendamenti nell’organico: via per intenderci Esposito, Vicedomini, Berretta, Giulietti e Spini (tanto per citare i più noti) ed ecco arrivare i vari Bissutti, Marchesini, Piciaccia, Gambadoro, Giovati, Genova e De Michele. Una vera rivoluzione, segno di idee poco chiare, come confermano i cinque portieri alternatisi nella stagione (Bresciani, Beretta, Carnevali, D’Angela e Monguzzi). Bracchi condusse i rossoneri per un totale di 10 gare nelle quali raccolse solo 10 punti, magro bottino che indusse Bracchi a presentare le dimissioni, accompagnato da Macchetti (il nuovo ds sarà Albamonte dalla fine di gennaio). Il terzo capitolo della travagliata stagione santangiolina si apre ufficialmente alla penultima di andata e vede protagonista la “strana coppia” composta da Nicola Dolce e dall’allenatore della Juniores Mario Bersani. Sulla posizione del 40enne Dolce, chiamato a fare la spola tra il campo, nel ruolo di regista, e la panchina, nacquero le prime divergenze in seno alla società che alla fine, dopo un matrimonio durato 11 turni e che ha fruttato solo 9 punti, si convinse della necessità di chiudere anche questa esperienza. Il divorzio venne reso ufficiale all’indomani della sconfitta per 1-0 patita nel derby di Brembio dando il là ad un autentico terremoto. Con una lettera indirizzata ai tifosi, il vice presidente Colombo rese chiaro e non trattabile il suo addio alla società, che comunque decise di non abbandonare sino al termine della stagione. Le contestazioni degli esasperati tifosi, che toccarono l’apice dopo la sconfitta al “Chiesa” per 2-0 a opera di una Rhodense in campo in 8 contro 11 , si placarono in parte con il ritorno di Valle. L’ex tecnico del Brera, dopo il pareggio in casa con la Caronnese e la pesante scoppola di Gallarate (4-1), riaccese le speranze grazie alla belle vittorie sulle quotate Verbano e Gavirate. Purtroppo fu solo un fuoco di paglia, da qui in avanti ancora amarezze fatta eccezione per il bel pareggio strappato al Bano a fine aprile. All’ultima, in casa di un Tradate già retrocesso, sarebbe bastato solo un punto per guadagnare i play out ma arrivò addirittura una sconfitta ad allungare un’agonia che ha trovato fine domenica nello spareggio di Corsico contro la Fulgor Cardano. Adesso è Promozione.
Matteo Talpo

 
Troppo pochi i gol e in trasferta è quasi un disastro

Poche, troppo poche. Sono le reti realizzate dal S.Angelo in questa sua sciaguratissima stagione, e rappresentano probabilmente il riferimento statistico più evidente in relazione alle carenze costate ai barasini la retrocessione. Tratte dal bilancio della stagione (34 gare più lo spareggio perso a Corsico), le cifre mettono in rilievo soprattutto la sterilità offensiva di una squadra capace di vincere solo 9 partite, pareggiarne 10 e perderne ben 16: il tutto più a fronte dei soli 35 gol segnati (terz’ultimo attacco del torneo) che delle 50 reti subìte (quart’ultima difesa). Scorporando ulteriormente il dato, si scopre che sul prato amico del “Chiesa” il rendimento è stato dignitoso, con 7 partite vinte, 4 pareggiate e 6 perse, segnando 23 reti e subendone 22. Il disastro è arrivato in trasferta: qui il S.Angelo ha segnato meno di tutti (12 gol) subendone 28, per un ruolino di 2 vittorie, 6 pari e 9 ko migliore solo di Tradate e Gallaratese. I 10 gol del capocannoniere Cangelosi e le 9 di Bissutti (4 su rigore) non sono insomma bastate; assieme a loro sono infatti andati a segno solo Cacciatore (6 gol), Bruno (2) e, con un gol a testa, Gambadoro, Vicedomini, Barroso, De Michele, Colombo e Marchesini.

 
Calcio Dopo la retrocessione in Promozione si tingono dei colori dell’incertezza le prospettive del club rossonero
Il futuro del S. Angelo è tutto da scrivere
Il presidente Meiani: «Se Colombo abbandona lascio anch’io»

SANT’ANGELO LODIGIANO Quale futuro per il S.Angelo appena retrocesso in Promozione? A chi attribuire le responsabilità per una stagione nata male e terminata nel peggiore dei modi? Queste le domande alle quali il presidente del S.Angelo Luca Meiani prova a fornire delle risposte anche a nome dei soci Pierangelo Colombo ed Enrico Consonni che due anni fa avviarono il progetto di rifondazione rilevando la gestione della società dalla famiglia Gaeli. A sole quarantott’ore dalla tremenda mazzata di Corsico, che è costata ai barasini la discesa nella seconda categoria calcistica regionale, si aprono inquietanti interrogativi sulle prospettive della gloriosa società rossnoera che si appresta a varcare la soglia dei cento anni. Le avvisaglie di un cedimento della compagine societaria si erano già avvertite all’indomani della sconfitta nel derby di Brembio dello scorso marzo, quando Pierangelo Colombo presentò una lettera nella quale rendeva esplicita la propria volontà di un totale disimpegno a fine stagione, quali che fossero le sorti del campionato concluso domenica. La retrocessione potrebbe aver dato il colpo definitivo al traballante entusiasmo della dirigenza rossonera. Meiani approfondisce la questione e le notizie non sono delle migliori: «Adesso è prematuro parlarne, anche perché Colombo è in Brasile per impegni di lavoro e non abbiamo ancora potuto confrontarci per decidere cosa fare. Una cosa è sicura però - precisa - e cioè che se Colombo dovesse confermare quanto aveva dichiarato dopo Brembio, anch’io mi disimpegnerei in quanto ho accettato questa avventura proprio su suo invito». Di sicuro Meiani smentisce le ricorrenti voci che a Sant’Angelo vogliono la proprietà della società ancora in possesso dell’ex presidente Gaeli, che avrebbe concesso solo la gestione all’attuale trio dirigenziale in questi due anni: «Non risponde assolutamente a verità che la famiglia Gaeli sia ancora proprietaria del S.Angelo e non comprendo il diffondersi di tali illazioni». Il fantasma dell’ex presidente, comunque molto amato da parte della tifoseria, incombe comunque sul futuro del club chiamato a confrontarsi con un ambiente ultimamente molto critico. Meiani se ne rende conto ma difende l’operato della dirigenza. «Non me la sentirei di parlare di colpe specifiche da imputare a qualcuno - commenta il massimo esponente del club barasino -. Certo, da parte nostra sarebbe assurdo affermare di aver operato nel migliore dei modi in quanto i fatti ci smentiscono; è anche vero però che sono venute meno molte altre componenti». Meiani ha le idee chiare e chiama apertamente in causa i tifosi, accusati di aver sempre tenuto un comportamento ostile nei confronti della dirigenza: «Le responsabilità dei giocatori, come del resto quelle di qualche direttore di gara che ci ha penalizzati dall’inizio alla fine del torneo, sono evidenti a tutti. Parlando dei tifosi - prosegue il presidente - mi sono sembrati quasi prevenuti nei nostri confronti. Sin dalla prima giornata di campionato sono mancati l’affetto e il tifo più caldo e questo alla lunga ha avuto il suo peso nell’epilogo che tutti conosciamo. Posso capire se una contestazione dura quattro o cinque giornate, ma il fatto che prosegua per un anno intero mi lascia pensare». Proprio i supporters più accesi e da sempre innamorati della casacca rossonera si attendono delle scuse, specialmente da parte dei vertici societari, più volte messi nel mirino e additati di scarso attaccamento verso i propri colori: «Io non mi sento di dover presentare le mie scuse a nessuno - risponde con fermezza Meiani -, perché le scuse sono necessarie quando si è volutamente colpevoli di qualcosa. Il sottoscritto, come del resto tutti i miei collaboratori, ha sempre espresso il massimo impegno per la miglior fortuna del S.Angelo: abbiamo dato tutto ciò di cui disponevamo, non abbiamo nulla da rimproverarci quanto ad impegno e dedizione».
Matteo Talpo

 
Il “vicesindaco-tifoso” di Sant’Angelo apre spiragli di speranza riguardo il futuro della società
De Vecchi: «Abbiamo toccato il fondo»

SANT’ANGELO LODIGIANO «Ho passato una notte in bianco a causa della delusione e dell’amarezza. Temevo questa conclusione, ma in cuor mio ho sperato fino all’ultimo nel lieto fine». Parole malinconiche che Cristiano De Vecchi, vicesindaco di Sant’Angelo e da sempre trait-union tra l’amministrazione comunale barasina e il sodalizio rossonero, non avrebbe voluto mai pronunciare: «Con questa retrocessione abbiamo toccato il fondo, inutile nasconderlo - continua il politico santangiolino -, d’altra parte per tutta una serie di concause poteva anche essere messa in conto. Mi riferisco all’incapacità di questa dirigenza, nonostante la buona volontà e l’impegno che le vanno onestamente riconosciuti, di far “breccia” nell’imprenditoria locale, tanto che gli attuali dirigenti sono stati lasciati soli. Per quanto riguarda le istituzioni, abbiamo cercato di stare vicini il più possibile alla società, anche se nell’ultimo periodo la convivenza si è rivelata sempre più difficile. Dispiace tantissimo per la gente di Sant’Angelo, per un pubblico appassionato e che non avrebbe meritato tanta sofferenza. Sono orgoglioso di poter affermare che ancora oggi, nonostante tutto, la nostra realtà sia l’unica che in Eccellenza riesca a muovere un buon numero di giovani, che vengono regolarmente al campo sportivo ad incitare i loro paladini. Una volta erano in mille, adesso solo in 50, in attesa che il proverbiale calore del tifo rossonero, sopito ma non morto, torni a far mostra di sè». Il futuro del Sant’Angelo è nebuloso, ma De Vecchi intravede spiragli di sereno: «Ho parlato qualche giorno fa con la famiglia Gaeli (Meiani ha però smentito che la proprietà del club sia ancora dell’imprenditore melegnanese, ndr) ma i tempi non sono ancora maturi per prendere delle decisioni. E in ogni caso qualunque opzione andrà nella direzione dell’esclusivo interesse dei colori sociali e della città». Tra le ipotesi ventilate, ma l’interessato non conferma nè smentisce, un incarico dirigenziale allo stesso De Vecchi, che avrebbe il compito di completare un mosaico tecnico-gestionale di alto livello. Ma questo è fantacalcio. Almeno per ora.
Davide Stefanoni

 
Articoli tratti da "Il Cittadino" del 09/05/2006
 
Valle gioca in difesa: «Dopo il mio esonero è andato tutto storto»

SANT’ANGELO LODIGIANO La stagione più negativa del S.Angelo da 40 anni a questa parte non smette di far discutere. La retrocessione, divenuta realtà dopo ben quattro conduzioni tecniche e una serie infinita di disavventure, ricade ora totalmente sulle spalle di Andrea Valle, che ha giudato i barasini sia in apertura di stagione che in questo drammatico finale. L’occasione è buona per chiarire con il mister rossonero le ragioni di una spirale negativa così difficile da vincere e soprattuttodi riflettere su un presente doloroso e un futuro nebuloso.Come aveva già fatto il presidente Luca Meiani nella scorsa settimana, anche Valle dichiara di voler attendere il ritorno del vicepresidente dimissionario Pierangelo Colombo dal Brasile (previsto per la fine di maggio) per definire la sua posizione. Nel frattempo però il mister rossonero ripercorre il cammino della stagione, che era cominciata con ben altre prmesse. «In questo momento - attacca - mi risulta difficile parlare perché sto ancora soffrendo troppo a causa della retrocessione, che a parer mio è stata frutto di un lungo susseguirsi di errori, sia tecnici che arbitrali. Chi oggi ci accusa di aver puntato troppo fortenella scommessa riguardante i tanti giovani arrivati nella scorsa estate, deve sapere - rivela Valle - che il nostro era un bel progetto che nel giro di 3 anni avrebbe portato a delle soddisfazioni. L’idea era quella di mantenere un nocciolo duro e proprio su quella base solida si sarebbero dovuti impiantare dei giovani promettenti. Non è certo colpa mia se giocatori del calibro di Cinquetti, Salami, Dalcerri e Rotta, solo per fare alcuni nomi, se ne sono voluti andare: nelle mie intenzioni sarebbero dovuti essere un punto fermo». Rivelazioni interessanti, che continuano quando Valle spiega i retroscena del suo primo allontanamento da Sant’Angelo (era la quinta giornata d’andata e i rossoneri vantavano 8 punti in graduatoria): «Il vice presidente Colombo è stato di una squisitezza infinita quando all’epoca, per giustificare il mio avvicendamento in panchina dichiarò che era causato da motivi di lavoro. In realtà non fu così e venni esonerato per dei giudizi negativi di natura tecnica piovuti sulle mie spalle e lanciati da qualcuno che lavora nel settore giovanile. A quel punto del campionato - continua - eravamo ben messi in graduatoria e sono convinto che grazie ai rinforzi il cui arrivo era già in previsione a dicembre ci saremmo giocati addirittura i play off. Invece da quel momento in avanti tutto è andato storto e molti personaggi hanno fatto i loro interessi e non quelli del S.Angelo». Quale adesso il futuro di Valle? L’ex tecnico del Brera non si sbilancia, parla di qualche trattativa e di una sola cosa sicura: «Aspettiamo ancora qualche tempo, poi rivelerò quali saranno i miei piani. Attualmente ho in corso tre trattative, una delle quali con una compagine di Serie D, ma non posso svelare nient’altro, anche se ho una sola certezza - precisa convinto - e cioè che se mi dovessero proporre per un altro anno la panchina del S.Angelo non dubiterei un istante e accetterei». Valle in chiusura esprime tutta la propria solidarietà ai tifosi: «Voglio ringraziare tutti i tifosi, specialmente il Club del Ponte, e nel comprendere pienamente il dolore posso dire che la loro sofferenza è la mia».
Matteo Talpo

Articolo tratto da "Il Cittadino" del 15/05/2006