Approfondimenti 2009-2010

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SPECIALE PROMOZIONE

 

I rossoneri archiviano una stagione indimenticabile, con il tanto atteso salto di categoria
Sant’Angelo, sono grandi “numeri”
Un anno d’oro per Guarnieri con 21 gol e 7 assist decisivi

Tutti i numeri di una stagione eccezionale. La vittoria in campionato, la finale di Coppa Italia persa soltanto ai calci di rigore nella sfida di Caravaggio, che ha visto invece prevalere il San Paolo D’Argon di Riccardo Maspero; questi i traguardi tagliati in quest’annata dal Sant’Angelo targato Dellagiovanna. Una cavalcata preziosa di una squadra la cui storia sarà difficile da dimenticare.

Rume” uomo gol
Il “Rume” ha vissuto una stagione fantastica, tra le migliori della sua lunga carriera come lui stesso ha più volte avuto modo di dire. Insignito a fine campionato del premio “I migliori di barasini blog” in base ai voti dei tifosi giunti su Internet al sito www.barasini.blogspot.com e di quello per il miglior realizzatore, l’attaccante lodigiano è stato senza dubbio l’elemento che più di altri ha saputo fare la differenza in campo. Unico a essere sempre sceso in campo in campionato (28 partenze da titolare, 2 ingressi dalla panchina), in Coppa si è visto per 7 volte su 12 appuntamenti, per una somma totale di presenze che nel bilancio di squadra lo posiziona al secondo posto dietro solo a D’Onofrio, che su 42 partite totali ha saltato solo 2 partite in campionato. Ma se c’è gara sul numero delle gare disputate, non c’è corsa quando si tratta di valutare i gol messi a segno. Guarnieri ha realizzato la bellezza di 21 reti (19 i campionato e 2 in Coppa), ha piazzato 7 assist da gol (4 in campionato e 3 in Coppa) e infine si è procurato ben 6 calci di rigore concessi in stagione su 7. Facendo un veloce calcolo, si comprende meglio il peso specifico di queste cifre: su 68 reti totali dei barasini, “Rume” ci ha mezzo quindi lo zampino 34 volte, nientemeno che la metà dei gol siglati. Capitano, idolo dei tifosi e trascinatore in campo; cosa volere di più?.

La cavalcata in Campionato
Si parte con i favori della vigilia e vincere così non è mai semplice. Al via giungono due pareggi con Atletica del Po e Suardese che sono un misero “brodino” servito a un leone più che affamato, ma poi si va a Corbetta e cambia tutto. Arriva alla terza giornata il primo successo e da qui a fine dicembre si conteranno 9 vittorie, 2 pari e la sconfitta interna di misura con il Garlasco. Razzetti, nelle prime giornate arriva a quasi 700 minuti di imbattibilità, ma è con la ripresa delle ostilità, a gennaio, che il divario in classifica diviene massimo: 7 punti di margine sul Vittuone e 9 sul Vermezzo. Riprende però anche la Coppa Italia, gli avversari sono tosti e come accade alle squadre più blasonate, anche il Sant’Angelo deve lasciare qualche punto per strada. I pareggi incolori con Castellana e Cisliano, e la sconfitta proprio a Vittuone riportano quest’ultimi prima sotto e poi davanti dopo lo 0-0 di Mede. Il controsorpasso avviene a 3 turni dalla fine, poi è sprint finale e i rossoneri chiudono con 64 punti, davanti al Vittuone a 61, volando dritti in Eccellenza.

Coppa Italia, il sogno svanito
Nel primo girone vengono superate Desio, Accademia Sandonatese e Union Cassano, poi si passa ai sedicesimi e alle eliminazioni dirette. Tocca prima alla Vergiatese (che poi vincerà il girone A), quindi alla Bustese negli ottavi e poi il forte Ardor Lazzate nei quarti (i Brianzoli s’imporranno invece nel girone B). In semifinale è il turno del Cavenago di Marino Bracchi (memorabile la sfida in casa del Cavenago, alla “Dossenina” di Lodi) e si arriva così alla finale. Storia recente e amara sconfitta ai calci di rigore per 7-6 contro il San Paolo D’Argon dopo lo 0-0 alla fine dei supplementari.

In un anno solo tre sconfitte
In totale, su 42 partite tra campionato e Coppa Italia, il Sant’Angelo ha vinto 24 volte, pareggiato 15 e perso solo 3, con ben 68 gol fatti e solo 26 subiti. Identico il cammino tra casa e trasferta in campionato (32 punti con 9 vittorie, 5 pari e una sconfitta), mentre in Coppa Italia i rossoneri hanno fatto valere il fattore “Carlo Chiesa” grazie a 5 successi, un solo pareggio e nessuna sconfitta. Ben 50 gol su 68 sono arrivati su azione e il più “cattivo” è stato Rubino con 3 squalifiche.
Matteo Talpo

 
Nei trionfi della storia rossonera il comune denominatore è sempre il tifo

Una città in festa per la sua squadra (di calcio). Sappiamo quanto Sant’Angelo sia legata ai suoi beniamini in rossonero, un amore quasi viscerale che ha radici lontane e che è tornato d’attualità in questa stagione per il campionato di testa di Guarnieri e compagni, sfociato con il trionfo di domenica e il ritorno in Eccellenza. Il primo ricordo torna al giugno 1973, allo spareggio con il Castiglione delle Stiviere prima e a quelli per l’ammissione alla Serie D a Ponte S. Pietro, quando partirono da Sant’Angelo la bellezza di undici pullman per sostenere i vari Bisleri, Acerbi, Dalè, i fratelli Mascheroni, i giovanissimi Cappelletti e Bracchi, Petrogalli, Pozzi e via dicendo, che raggiunsero il traguardo per sorteggio col Cantù (escluso il Casteggio) perché le tre squadre terminarono alla pari. Ma non si possono certo dimenticare i 32mila spettatori di Sant’Angelo-Monza a “San Siro” del novembre 1974: certo, non erano tutti santangiolini, ma l’occasione fu ghiotta per una trasferta che non è proprio possibile dimenticare. Fu merito del presidente Chiesa e del ds Alberto Ballarin, con i rossoneri protagonisti del doppio salto cui si aggiunsero Reali, Maffioletti, i fratelli Plodari, Gorno, Quintavalle, Ferruccio Mazzola e Calzolari che onorarono sul campo il gravoso impegno. Senza dimenticare l’esordio in quel campionato a Piacenza, con l’exploit del 2-0 sulla squadra che poi vinse il campionato (reti di Giorgio Mascheroni e proprio del piacentino Calzolari), con una marea di barasini in riva al Po. E poi arrivarono gli anni delle domeniche a piedi, con il pullman del Sant’Angelo però sempre al seguito della squadra. Una tradizione che proseguì negli stadi di mezza Italia con le trasferte divenute leggenda a Udine, Trieste, Treviso, Chioggia e le levatacce per partire di buon’ora e fare tappa al ristorante rinomato della zona e arrivare quasi sempre puntuali all’inizio della partita. A queste trasferte sono accostati i nomi di tifosi storici, alcuni purtroppo deceduti, e altri che ancora seguono (e da vicino) le sorti rossonere come Gino Cremascoli e il grande ex presidente Antonio Arrigoni. E anche il cronista-pivello che scrive approfittava di queste opportunità per raccontare le gesta di quei grandi rossoneri, molti dei quali già citati. Col passare del tempo c’è stato magari qualche intoppo con la squadra costretta a qualche stagione anonima e il tifo un po’ assopito, ma poi nel 1997/1998 per passare in Interregionale ci vollero gli spareggi con Salò e Massalombarda e allora il tifo tornò a mobilitarsi per seguire mister Buscaglia, Paolino Curti, Dall’Orso, Barbieri, Cuccunato, Rossini e via discorrendo. Anche l’anno dopo il Sant’Angelo fu protagonista e i tifosi non mancarono certo alla trasferta di Imperia, peraltro vittoriosa, che però non bastò a fare il grande salto in C2 a una squadra cui si aggiunsero El Sheikh, Guercilena, Del Monte e Tosi. Si arriva fino ai giorni nostri, passando dall’affare-Rodengo, con la squadra guidata da Maurizio Tassi che sfiorò la grande impresa e lo stadio stracolmo. Ora da raccontare c’è quest’ultima stagione in Promozione, col tifo rossonero sempre in netta maggioranza sui campetti del Pavese e del Milanese e che si distingue anche per un blog seguito come pochi altri, che serve a tener viva la smisurata passione per una squadra che è tornata a far sognare. E per la finale di Coppa Italia di domani sera (ore 20.45) a Caravaggio con il San Paolo d’Argon sono stati organizzati e riempiti quattro pullman di sostenitori.
Paolo Zanoni

 
Il tecnico ripercorre l’anno-promozione con un solo rimpianto: «Con la Coppa Italia saremmo stati da lode»
Dellagiovanna esalta i suoi “predestinati”
«Il mio Sant’Angelo è una “fuoriserie” che merita 10 in pagella»

A tutto Diego Dellagiovanna. Una stagione da 10 in pagella, l'orgoglio per il successo in campionato, l'amarezza per la Coppa Italia sfumata dagli 11 metri e il pensiero già proiettato alla nuova sfida che si chiama Eccellenza. Questi i punti salienti delle riflessioni finali espresse dal tecnico del Sant'Angelo, che dopo un passato sulle panchine di Azzurra, Sancolombano, Crema e Cavenago, all'ottavo anno da allenatore ha centrato la sua prima vittoria in un campionato. Una cavalcata attesa (alla luce dell'organico allestito nella scorsa estate dalla società barasina) ed esaltante, che non è divenuta trionfale solo a causa dell'amarissima sconfitta ai calci di rigore contro il San Paolo D'Argon in Coppa Italia: «La nostra stagione è stata senza dubbio da “10” - commenta Dellagiovanna a “esami conclusi” -: peccato solo per la finale persa contro il San Paolo D'Argon, altrimenti in caso di vittoria sarebbe arrivata anche la lode». Il grande merito del Sant'Angelo, in grado di tornare a vincere un campionato dopo quello del 1988/1989, è stato anche di saperlo fare da favorito, perché una cosa è arrivare davanti a tutti partendo a fari spenti, mentre ben altre difficoltà presenta invece una “corsa” dove al via tutti gli occhi ti sono puntati addosso: «Proprio così - prosegue Dellagiovanna, che da quest'anno entra di diritto nella prestigiosa storia del club rossonero -: contro di noi mai nessuno si è risparmiato, vedi anche il Vermezzo nell'ultima giornata di campionato (1-1, ndr), ma è stato giusto così e tutto ciò rende ancor più magica la stagione nel suo complesso. Io sono un amante dei numeri, così non ho potuto fare a meno di notare che nessuno, negli altri sei gironi di Promozione lombarda, ha fatto più punti di noi (64) e che il Vittuone (secondo alle spalle del Sant'Angelo con 61 punti, ndr) avrebbe vinto il campionato in 4 degli altri 6 raggruppamenti. Se a questi numeri aggiungiamo poi il cammino in Coppa Italia, dove abbiamo eliminato Vergiatese e Lazzate rispettivamente vincenti nei gironi A e B, e il Cavenago che è finito secondo per un punto nel girone F salvo poi cedere il passo solo ai rigori contro il San Paolo D'Argon di Maspero in finale, si capisce perché siamo soddisfatti». In ogni impresa, in ogni fatica, c'è sempre un preciso momento nel quale si intuisce d'essere sulla strada giusta (o anche sbagliata, dipende) che conduce agli obiettivi prefissati; Diego Dellagiovanna ne ricorda un paio, uno per competizione: «Ho capito di aver per le mani una “fuoriserie” quando a dicembre siamo andati a vincere per 6-1 a Zeccone contro il Sant'Alessio, mentre in Coppa la gara della svolta è stata il 6-2 inflitto in casa alla Vergiatese nei sedicesimi. Da lì in avanti abbiamo avuto la consapevolezza di poter andare fino in fondo ovunque». Ora per i barasini è arrivato il rompete le righe; è tempo di mercato, di rinforzare un gruppo già solido per l'Eccellenza, è (finalmente) di ripensare ai derby tanto attesi con Fanfulla e Sancolombano.
Matteo Talpo

 
Articoli tratti da "Il Cittadino"