Approfondimenti 1973-1974

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Il S. Angelo Lodigiano in "C" per resatrci e dar dei punti
Il presidente, dott. Carlo Chiesa, è convinto che la squadra rossonera riuscirà a superare le difficoltà di ordine logistico - Il segretario Scolari lascia l'incarico

Quando Pigna domenica sera ha fatto sapere a tutta l'Italia sportiva che il S. Angelo, prima fra le squadre della penisola, aveva vinto con quattro domeniche di anticipo il suo girone entrando a vele spiegate in quella serie C che tante squadre più titolate e di rango da anni invano inseguono, è logico che un ambiente già saturo di elettricità come quello barasino sia stato lì per esplodere. Sentiamo Aldo Acerbi, capitano, che parla a nome di tutti i giocatori:
" Non so come esprimere la mia soddisfazione e la mia gioia. L'anno scorso la promozione ci arrivò dopo inenarrabili vicende a tavolino, quest'anno con un mese di anticipo. Avevo già provato sempre con il S. Angelo grosse soddisfazioni ma questa è la più grande, voglio dire che durante tutto il campionato fra noi giocatori non c'è mai stato uno screzio e una incrinatura, merito dell'allenatore, di Ballarin, ma anche del capitano, vero? ".
Sentiamo Guerrino Rossi, allenatore,
" Siamo in serie C e posso finalmente dirlo senza ombra di paura. Lo sapevo da un po' che la C non ci sarebbe sfuggita, ma un po' per paura e un po' per scaramanzia preferivo non parlarne. Continueremo a giocare fino alla fine con serietà è determinazione, perché è nostro dovere garantire regolarità e interesse al campionato. E' però ovvio che non mi lascerò scappare l'occasione per vedere all'opera qualcuno dei nostri giovani del vivaio visto che quelli che ho provato come Capelletti, Lolla e Daccò sono poi rimasti in squadra ".
Ecco il presidente Carlo Chiesa, sorridente e tranquillo.
" Sono davvero soddisfatto di tutti, dei miei collaboratori e giocatori, dell'allenatore e dei tifosi, non è però il momento di fare consuntivi ma di rimboccarci le maniche. Occorre provvedere alla ristrutturazione della società e il suo organigramma dirigenziale e manageriale, perché la serie C è una cosa molto seria e noi desideriamo che il S. Angelo abbia gli strumenti e i mezzi per non sfigurare. Provvederemo inoltre a rinforzare la squadra perché, sia chiaro, che il S. Angelo in serie C ci va per rimanerci e non per fare la Cenerentola. Tutto questo sempre con un occhio al nostro vivaio che, penso sia uno dei più floridi d'Italia ".
E ora quattro chiacchiere con il segretario Gianni Scolari.
" Probabilmente, poiché la società dovrà ristrutturarsi, non sarò più io il futuro segretario generale. Io ho il mio lavoro e non posso purtroppo dedicare molto più tempo al S. Angelo di quello che dedico ora. Il problema più grosso che il S. Angelo deve affrontare e a breve termine è quello dello stadio, della sua ricettività, capienza e attrezzatura. L'amministrazione comunale, più volte sollecitata, ha finalmente fatto delle proposte, promesse serie e concrete. Per la fine dell'estate lo stadio dovrebbe essere portato ad una capienza di 3000-3500 posti a sedere, con attrezzature rinnovate. I tifosi dei vari S. Angelo Club (ce ne sono a decine, n.d.c.) stiano calmi, so infatti che essi sono in fermento avendo sentito delle voci circa un eventuale trasloco del S. Angelo sul terreno della Dossenina a Lodi. La serie C è un traguardo ambitissimo e una meta che per società di rango e dal passato illustre appare da anni un miraggio. L'arrivo e la permanenza in serie C potrebbero essere per la nostra cittadina quell'occasione di rilancio in tutti i sensi, commerciale, turistico e di costume; da anni, forse, da decenni, auspicato da chi vuol bene a questo S. Angelo, così pieno di difetti ma anche pieno di virtù. Non penso perciò che proprio i cittadini migliori del S. Angelo, cioè quelli che noi abbiamo prescelto ad amministrarci, possono lasciar scappare questa occasione, vedrete che non ci deluderanno. Il nostro stadio per l'inizio del campionato sarà in ordine e pronto ".
Vittorio Corsi

 
Entra nella leggenda con la sua mini città

Quando il Fanfulla di Lodi garibaldineggiava in serie B, il S. Angelo era considerato una squadretta di periferia, degna di nessunissima considerazione. Da anni della vispa squadra bianconera sopravvive solo un velato ricordo. Sprofondata nei bassifondi della classifica, quest'anno il colpo più maligno le viene proprio dai viciniori cugini rossoneri che si sono guadagnati la promozione in serie C (un paradiso terrestre irraggiungibile per il Fanfulla) con largo anticipo sulla conclusione del campionato di serie D e sulle altri promovende delle prime quattro serie.
La leggenda non trova più terreno fertile nel calcio: fra quarant'anni nessuna squadra attuale godrà dell'alone che ai nostri giorni vantano il Casale e la Pro Vercelli, il cui ricordo riemerge ad ogni episodio di richiamo. E' già leggenda invece la storia contemporanea del Sant'Angelo: una cittadina di appena dodicimila abitanti, disseminati nella nebbiosa pianura, ha la squadra in serie C accanto a città con la "C" maiuscola come Venezia, Mantova, Monza, Trieste, Padova, Udine, Lecco e con una tradizione calcistica ben solida.
Leggenda, miracolo. Ogni immagine è buona per sintetizzare l'impresa di un drappello di sportivi uniti però in un concorde impegno preso a suo tempo da un industriale milanese. Un pugno di uomini di giurata fede che nel momento stesso in cui hanno raggiunto il loro obiettivo, si ingigantiscono a dismisura. Un ingigantirsi per la passione, l'abilità, l'accortezza e la fiducia. Senza quest'ultimo elemento gli altri non sarebbero stati possibili.
"I soldi son tutto e niente". Questa regola economico-sociale-speculativa trova nel calcio il maggior riscontro di verità. Sì: il S. Angelo per arrivare in C ha avuto bisogno di soldi, più di quanti sono alla portata di altre società, ma non certo più di tante altre che gli stessi risultati neppure si sognano di raggiungere. Dunque aggiungiamo l'altro elemento (componente del "miracolo-leggenda") della saggia amministrazione che è poi l'elemento strettamente legato alla "fiducia".
La fiducia l'ha avuta il dottor Carlo Chiesa; a meritarsela, attraverso una saggia amministrazione, è stato il segretario Scolari. Fu costui, due anni fa, a convincere il dottor Chiesa ad allargare i cordoni della sua borsa in favore del Sant'Angelo. Chiesa il calcio, a livello di campionati maggiori, lo viveva da spettatore come irriducibile tifoso milanista (per contro c'è la moglie, signora Carola, interista, sicché l'accordo, da tipica famiglia meneghina, è perfetto) e come mecenate di una società minore di Milano. Come dire zero a livello di personaggio. In un altro sport invece è abbastanza qualcuno: nell'ippica. Proprietario di due scuderie (una di trotto, una di galoppo), presidente dell'Associazione proprietari di galoppo. Capovolgendo i termini di un grido ormai in disuso, Scolari incitò Chiesa ripetendogli: " Datti al calcio! ".
Chiesa nella prima riunione d'assemblea annunciò: " In tre anni porterò il S. Angelo in serie C ". Era allora in "Promozione", e il programma è stato realizzato in due anni: due anni, due promozioni! Quasi incredibile. Lo era certamente allora: ben pochi, fra i consiglieri, i soci, i tifosi, lo presero in parola. Sarebbe bastato ottenere la metà di quello che il neo-presidente andava promettendo: la serie D dove il S. Angelo aveva già militato negli anni precedenti. Era questa la meta agognata.
L'incredulità continua ancora, fra le schiere degli appassionati, di coloro che hanno seguito e accompagnato la squadra rossonera nella sua grande cavalcata (due sole sconfitte, campo inviolato, nove punti di vantaggio sulla seconda a quattro giornate dalla conclusione) verso la C. Un traguardo che spaventa anche i più arditi. Abbiamo detto degli abitanti. Campo ricettivo per ora di due-tremila spettatori. Un ulteriore immane impegno attende Carlo Chiesa e i suoi più stretti collaboratori: mantenere la squadra in C non sarà uno scherzo. Ma il programma è stato già tracciato, in tempo per precorrere i tempi stessi.
Il terzo uomo del S. Angelo da leggenda è stato ed è l'allenatore: Guerrino Rossi, ex giocatore della Spal, della Juventus e del Cagliari negli anni '50. Una volta in D, s'è reso necessario il rafforzamento della squadra. In quest'opera ha avuto una parte importante Alberto Ballarin nella sua qualità di direttore sportivo. Molti gli acquisti operati l'estate scorsa: dal portiere Reali avuto dall'Inter, alle mezze ali Gorno e Calzolari; dai fratelli Plodari, all'ala ambidestra Fellina, all'estrema Servidei, a Incontri: una nutrita schiera insomma di elementi innestati sul vecchio ceppo che ardeva di sano entusiasmo già dopo l'approdo in D.
Il calcio semiprofessionistico d'immediato rincalzo a quello professionistico avrà nel S. Angelo una società senza passato alcuno: una società quindi "vergine", che potrà essere di esempio e di stimolo ad altre. I dirigenti, pure loro nuovi dell'ambiente, senza una specifica esperienza, sulla scorta della prova di coraggio e di abilità fornita nell'operazione attracco, appaiono ferrati anche per sostenere l'impatto con la serie C. Ma il resto? L'inadeguatezza delle infrastrutture, i problemi logistici e di fondo come verranno risolti? Dodicimila abitanti, il numero di spettatori che raccoglie in una partita l'Alessandria e diverse altre squadre che, al contrario dell'Alessandria, resteranno ancora in Serie C!.
Mario Laudano

 
I protagonisti

II dottor Carlo Chiesa è stato definito in diversi modi dalla stampa: "il presidentissimo", "l'uomo del miracolo".
Un quotidiano sportivo ha addirittura detto che ora è più famoso il S. Angelo di Chiesa che la chiesa di S. Angelo. Questi aggettivi riflettono senz'altro l'indubbia ammirazione che tutto l'ambiente sportivo nutre verso il "nostro" presidente.
Il dottor Chiesa è uno di quei presidenti "vecchia maniera" che oggi purtroppo sembrano passati di moda, di quei presidenti che sono anche autentici intenditori e convinti, appassionati di football. Egli ha preso in mano il timone della "navicella" barasina quando la squadra era appena retrocessa malinconicamente in Promozione, con un tale nocchiero, la "navicella" è diventata quasi un transatlantico e dalle polveri dei campionati provinciali si è innalzata agli altari del primato in una serie C, fino a pochissimi anni fa utopistico. Se Chiesa è il generale, Ballarin ne è il luogotenente. Alberto Ballarin è il direttore sportivo della società ed è pure, alla prima esperienza in questo "ruolo". Prima era infatti giornalista; molti dei lettori lo ricorderanno senza dubbio come collaboratore della Gazzetta dello Sport e come direttore responsabile di settimanali dedicati al calcio quali Milan Inter, Super Calcio, Il Calcio Illustrato. Ora dalla comoda poltroncina della tribuna stampa è passato in panchina a soffrire; da critico è diventato attore ed ha dovuto trasfondere nella pratica le sue teorie calcistiche; con i risultati che tutti possono ammirare. Il suo gesto coraggioso ci ha purtroppo privati di un interessante settimanale, ma ci ha in compenso regalato un tecnico con i fiocchi. I fedeli lettori del Calcio Illustrato hanno comunque ora risolto il mistero delta squadra di cui era ed è tifoso Ballarin; non è né l'Inter, nè il Milan, né la Juve, né tanto meno il Sottomarina della natia Chioggia ma la squadra che è nel cuore di tutti: il Sant'Angelo!.

Articoli tratti dalla Gazzetta dello Sport