Approfondimenti 1973-1974

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L'annata d'oro del Sant'Angelo
 

Una meravigliosa impresa
di Pierantonio Todisco
Basta dare un rapido sguardo alla classifica conclusiva dei nove gironi che compongono la Quarta Serie per valutare la ampiezza della prestigiosa affermazione del S. Angelo. La promozione della matricola barasina è maturata con oltre un mese di anticipo sulla conclusione del campionato e solo Mestrina (girone C), Carpi (D) e Cynthia (F), l'hanno festeggiata alla penutilma giornata. Per tutte le altre formazioni, candidate alla serie C, è stato necessario attendere i risultati degli ultimi 90' di gioco per completare il quadro delle nove elette.
Eppure solo un anno fa, proprio di questi tempi, gli sportivi santangiolini erano chiamati ad uno sforzo supplementare di tifo per sostenere la loro squadra impegnata in un assurdo e logorante torneo di spareggio a tre con Casteggio e Cantù, ossia le vincenti dei rispettivi gironi di promozione, e solo dal favorevole sorteggio venne la promozione in IV-Serie. Ora, a distanza di qualche mese, si parla del S. Angelo in serie C, a diretto contatto con alcune nobili del calcio italiano come Mantova, Lecco, Padova ecc.
* * *
A questo punto vorremmo ripercorrere le tappe di questa meravigliosa cavalcata, una lunga, rincorsa che alla distanza si è trasformata in un vero e proprio dominio senza avversari in grado di tenere il passo.
La fase d'avvio, dopo la prima affermazione stagionale sul Meda (2-0) consente ai barasini d'eliminare il Fanfulla proprio tra le mura dei lodigiani, grazie ad uno dei tanti goal "rapina" dello scaltro Servidei. Sarà questo il punto di partenza di una serie di risultati positivi, sia in casa che sui campi esterni. Sino all'ottava giornata i ragazzi di Rossi superano la Pro Sesto, la tenace Adriese, il Verbania e la Trevigliese, mentre ottengono dei risultati di parità con Cantù, Legnago e Crema. Questa ultima squadra obbliga i rossoneri a cedere il primo punto interno della stagione, ma soprattutto mette in evidenza un attimo di rilassatezza della squadra. E così, a Rovigo, si assiste alla prima battuta d'arresto: una sconfitta di stretta misura per un goal di Santagiuliana messo a segno in apertura, condizionata anche da un arbitraggio decisamente casalingo. Dello scivolone ne approfitta la rivale del momento, la Romanese, che si va ad insediare tutta sola in vetta alla classifica. Il carattere del S. Angelo emerge in tutta la sua vigoria ed in tre giornate i bergamaschi vengono raggiunti e superati grazie alle belle vittorie sul Melzo e Pergolettese ed al pareggio proprio in casa della Romanese. Naturalmente le affermazioni a catena della squadra barasina sono la chiara risultante di un gioco estremamente redditizio, con una solida impostazione difensiva cui fa riscontro l'efficace incisività degli avanti ed in particolare dei goleador Petrogalli e Servidei. Il campionato si avvia intanto al giro di boa e la situazione continua a colorarsi sempre più di rossonero; il divario ai termine del girone di andata assume proporzioni decisamente preoccupanti per le rivali inseguitrici: Romanese e Rovigo sono distanziate di ben otto lunghezze, un abbisso che già in gennaio qualcuno - ed a ragione - ritiene incolmabile.
La fase discendente pone i rossoneri nelle condizioni di contabili che devono amministrare con saggezza ed acume un notevole vantaggio acquisito, ed in effetti Rossi sa adottare per ogni gara la giusta impostazione tattica onde raggiungere il voluto obbiettivo. Vince con Meda, Fanfulla (2-0 non entusiasmante), Cantù, mentre gli avversari faticano, anzi ansimano, per mantenere il passo e le distanze continuano a restare immutate. Ora ai responsabili della squadra non interessano solo i risultati; occorre che anche i più diffidenti si convincano che la squadra possiede una struttura ed un gioco da primato. Nella partita con il Legnago, abbiamo l'occasione di assistere ad una prova spettacolo, con tre goal meravigliosi a conclusione di una prestazione collettiva di grande valore.
Naturalmente nell'arco di una stagione capitano anche le cosiddette partite balorde, quelle gare, cioè, "nate storte". E' il caso della gara di Adria, dove il S. Angelo cade per la seconda volta con un secco 3-0, ma con tante, tante attenuanti. Basta ricordare che in quella partita vennero messi a segno ben due rigori generosamente concessi dal direttore di gara. Comunque anche in questa occasione gli avversari continuano a deludere sostituendosi a vicenda in una rincorsa non certo convincente. Per avere un attimo di souspense, bisogna attendere l'arrivo in terra lodigiana del Rovigo, ma ancora una volta si ha la chiara conferma che questo è l'anno del S. Angelo. Anche la squadra rodigina cede le armi e le ambizioni di lotta per la promozione; ci pensa Gorno con il guizzo dell'atleta consumato.
La nostra carrellata si esaurisce con il confronto interno che vede opposti barasini e bergamaschi di Romano, e tanto per cambiare è ancora Gorno a fare giustizia in attesa della partita di Pavia. Qui i rossoneri raggiungono con un pari la certezza matematica della promozione. C'è ancora un mese, ma per S. Angelo il discorso della Quarta Serie non conta più; due sconfitte con Ignis e Audace non sono nemmeno tenute in considerazione dai tifosi, che ormai hanno gli occhi puntati in alto; la scritta luminosa dice a lettere cubitali "SERIE C - SERIE C", con tanti auguri di tutti gli sportivi lodigiani.
Perché, sia chiaro, il S. Angelo in Serie C rappresenta un vanto ed un onore per tutto il calcio lodigiano.

 

Non sarà una 'avventura'
di L. Tosarello
II S. Angelo in Serie C. Non sogno, realtà autentica. Un piccolo miracolo, se vogliamo, ma uno di quei miracoli che appaiono come "costruiti", certamente preparati. Tutto si può dire, infatti, sul S. Angelo del trionfo, ma certo non si può parlare di improvvisazione, di superficialità.
Il dr. Chiesa ha preso perentoriamente il cornando delle operazioni all'inizio della stagione 72-73, con la squadra reduce da un campionato di promozione buono ma non certo consono alle aspettative ed alle ambizioni.
Per il presidentissimo, e lo disse subito, uno era il presupposto indispensabile: riorganizzare totalmente la società, garantendo quel "plus" che forzatamente doveva consentire alla squadra d'imporsi.
Quindi, un Direttore Sportivo (Ballarin) più che navigato nell'ambiente, un tecnico di fiducia (ed è da vedere quanto abbia saputo garantire Rossi), mansioni precise per tutti. In sostanza, spazio per chi veramente voleva impegnarsi per il lancio completo del S. Angelo, dai lavori di segreteria a quelli di conduzione del tutto.
Idee chiare, dunque, con due obbiettivi prioritari: riportare la prima squadra fra i semiprofessionisti e potenziare ulteriormente un vivaio che già aveva dato ottimi risultati.
Due stagioni ed il consuntivo è qui da valutare ed è semplicemente esaltante: dalla promozione alla Serie C, attraverso sofferte vicende (spareggi, ecc.) e mesi trionfali (l'eccezionale campionato di quest'anno).
In più, un vivaio florido, validissimo, "regolare" nella conquista di titoli regionali ed altrettanto puntuale protagonista, pur nell'alterna sorte, delle rassegne nazionali.
Ed ora la Serie C, cioè, come molti dicono, la "grande avventura"! Cosa significa per il dr. Chiesa questo termine?
Non si faccia confusione: se per "avventura" s'intende l'incertezza, l'imprevedibilità, il "chissà come andrà" nell' impegnativo campionato, si è chiaramente fuori strada.
Anche per la C ci sono idee chiare: niente lasciato al caso, quindi tutto predisposto e affrontato come si conviene.
L'avventura, così, è accettata come dimensione d'impegno, non certo come interrogativo sul come sarà possibile affrontare il campionato. Per questo, il quadro è già nitido ora nei piani di tutti, soprattutto di Chiesa e Ballarin: niente pazzie, però, una squadra all'altezza, ancora coll'indispensabile supporto d'una organizzazione societaria altrettanto all'altezza.
Così ci si prepara alla Serie C, alle peregrinazioni su campi notissimi, contro squadre di vero blasone.
Fra queste è approdato il S. Angelo: l'avventura dirà che dopo il merito i barasini avranno anche il "diritto" a rimanere fra tanta élite.
Magari per offrire altre esaltanti stagioni.

 

Un presidente giustamente orgoglioso della squadra, ma anche del sostegno garantito
CHIESA: "Sono i tifosi la sicurezza prima"
Il dr. CARLO CHIESA ci ha rilasciato questa dichiarazione:
"Due parole sulla promozione del S. Angelo in Serie C? Volentieri. Una promozione che significa principalmente che tutti, ad ogni livello, hanno risposto alle aspettative in modo perfetto; per questo mi riesce difficile, quasi impossibile, fare delle graduatorie di merito. La squadra può avere il 70 per cento, l'allenatore e la società il resto? Ma per raggiungere un cento per cento è indispensabile... avere cento in mano, per cui anche il magazziniere, l'uomo che cura il campo, hanno contribuito in misura piccola ma decisiva al successo. Il Sant'Angelo, ora, è in Serie C. Affronta la C con prudenza, senza farsi illusioni, senza montarsi la testa, senza accarezzare sogni che sono veramente proibiti, ma anche senza timori reverenziali per nessuno. Le richieste per i nostri giocatori continuano a piovere; li vogliono quasi tutti e non ci sarebbe che dar seguito alle richieste per realizzare una discreta cifra. Solo che il Sant'Angelo non vende. I nostri giocatori sono buoni? Ed allora teniamoceli, perché la Serie C comporta impegni gravosissimi e va affrontata con una squadra forte ed amalgamata il più possibile. Una squadra che è già forte, come ha dimostrato vincendo il campionato, ma che va rafforzata ugualmente, dal momento che si affronta una serie superiore, contro squadroni che hanno militato addirittura in Serie A sino a pochi anni fa, tipo Lecco, Mantova, Venezia, Udinese, eccetera. L'importanza di avere una squadra in Serie C, forse, non è stata sufficientemente compresa dalle autorità comunali di Sant'Angelo, prova ne sia che non abbiamo avuto quell'aiuto economico che i tifosi si aspettavano, aiuto che avrebbe dovuto concretizzarsi nel rifacimento del terreno di gioco, non solo in migliorie agli spogliatoi ed alle tribune. Faremo un ulteriore sforzo a carattere personale, sia per rifare il campo, sia per rimettere in piena funzione l'impianto di illuminazione del medesimo. E' un fatto, però, che se quei soldi avessimo potuto invece destinarli alla campagna acquisti, la Serie C l'avremmo affrontata con maggior tranquillità. In ogni caso, anche per la stagione a venire conto soprattutto sul meraviglioso pubblico santangiolino, che non ha mai negato il suo entusiastico appoggio alla squadra, in casa ed in trasferta. Dai tifosi, non avrò sicuramente delusioni".
Carlo CHIESA

 

Paese mio: sei in serie C...
di Age Bassi
Paese mio, sei in Serie C. Sei alla pari di Venezia, Padova, Trento, Piacenza, Cremona, Modena: non si vive di solo pane, ma anche di soddisfazioni, e questa è grande, paese mio unico e diverso, che ti chiami Sant'Angelo Lodigiano. Il calcio, sport popolare e sanguigno, ti rilancia e ti fa conoscere in giro in modo nuovo: prima la tua fama era affidata agli ambulanti con carretto e camioncino, pronti a vendere di tutto su tutte le piazze, con grinta, sorriso e parlantina facile. Le donne conoscono ogni inflessione del tuo dialetto cantante, zeppo di vocali, nei loro cassettoni c'è un po' della tua tela, un gomitolo del tuo spago. Gli ambulanti di questo paese irrequieto han mangiato la polvere di milioni di strade, hanno visto tramonti diversi e albe impossibili spuntare sopra migliaia di mercati; una di loro s'è fatta ambulante di Cristo e ne ha portato con ansia febbrile il messaggio di carità per i fratelli oltre Oceano, in ogni angolo delle due Americhe, ai tempi amari del passaporto rosso. La santangialina Madre Cabrini è popolare laggiù quanto Giorgio Washington o Beniamino Franklin: molto più di Joe di Maggio e di Gary Cooper, perché ha fatto del bene, e il bene rimane. Ma la Cabrini ha agito come si agisce a S. Angelo: con impeto di paese e prospettive larghe, amplissime, da gente che ha l'orizzonte a misura di cielo. Questo, proprio questo, credo differenzia S. Angelo dagli altri centri della nostra Bassa, e contribuisce a spiegare anche il piccolo miracolo laico della squadra di calcio. Va bene, c'è Chiesa, ci sono i soldi, l'abilità manageriale: ma non basta, amici. In altri posti, forse, sarebbe stata una cattedrale nel deserto: qui no.
Tra le note caratteristiche dei santangiolini predomina infatti la bella, genuina passione paesana. Quella passione istruttiva e profonda che ha radici nel sangue e nell'animo e che ti impegna a fondo in tutte le cose che fa, segno esaltante di un autentico amore per la vita. E' un grosso borgo che non posa a città: è orgoglioso anzi d'esser paese nell'accezione più vera del termine, con umori e sapori paesani, con estri e fiammate e saggezza antica di gente di borgata che ne ha viste e patite e godute tante di cose, tra la pieve, il castello e il vecchio fiume malato, ma sa anche che ogni anno il seme germoglia e il mosto diventa vino e i bimbi aprono i grandi occhi azzurri alla vita, mentre i morti nel camposanto vecchio dormono sonni tranquilli dopo tanto faticare. Qui si conosce ancora il senso e il segreto del ritmo delle stagioni: e non è poca cosa.
Ma, insieme, ecco l'irrequietezza che spinge il "tilé" verso mercati sempre più lontani (è il sangue degli "antichi marinai liguri confinati sul Lambro a farlo ansioso di cieli sempre diversi), ecco il desiderio di provare sempre cose nuove e nuove esperienze: il santangiolino diventa così un Ulisse padano e Madre Cabrini ne è testimonianza esemplare in chiave di santità. Ho un alunno che prende il suo bravo diploma e due mesi dopo mi manda una cartolina da Singapore, dove è andato "a vivere un pò". Chi è? E' uno di Sant'Angelo.
C'è un monsignore straordinario, uomo di grande cultura e combattente partigiano, che invece di darmi un santino come ricordo di una bella amicizia, mi regala un ventaglio prezioso, appartenuto a quella squillo di lusso e benemerita del Risorgimento che fu la Contessa di Castiglione. Chi fa regali simili, con tanta naturalezza? E' uno dì Sant'Angelo.
Ecco perché un cardinale negro arriva da noi e dice che dalle sue parti Italia vuole dire Roma e Sant'Angelo: un paese orgoglioso d'esserlo, che non nasconde la sua identità, ma dove il provincialismo piccolo e meschino non esiste, è semplicemente sconosciuto.
Qui c'è popolo - ragazzi miei - amici e non gentuccia; popolo in contatto diretto con la terra e col mondo.
Come stupirsi dunque se questa gente feconda ha una squadra, in Serie C? E' il minimo, direi, che gli potesse capitare. Chiesa ha organizzato e i santangiolini hanno spinto, sostenuto, portato di peso il loro emblema vitale nel piccolo olimpo del calcio italiano. I giocatori hanno capito e corrisposto: tra persone intelligenti e genuine ci si intende al volo. Non c'è bisogno di tanti discorsi.
Mi ricordo di un altro paese, di un altro borgo straordinario della Padania che alle soglie degli anni '40 arrivò addirittura in Serie B: era Molinella, il luogo romagnolo di Massarenti e delle cooperative. Fu una stagione intensa, ma breve: noi ci auguriamo che il cammino di S. Angelo sia più lungo e duraturo perché la gente se lo merita, e se la gente lo vuole, Sant'Angelo - calcio, proiezione popolare e sportiva di un paese eccezionale, vivrà le sue magnifiche ore in Serie C, magari anche più su. Perché porre dei limiti al futuro? Lo dice il santangiolino coi piedi ben piantati in terra e il taccuino preciso dei conti, mentre la fantasia vola oltre l'orizzonte immenso, varca monti e vallate, immagina avventure e vittorie felici vissute e godute nel reticolo noto delle latitudini e longitudini più diverse, per fare finalmente puntuale approdo al vecchio rosso castello dei Baraza e al caro campanile sormontato dall'angelo amico. Siamo a casa, sono con te, paese mio.

 

Perentorio il Direttore Sportivo dei barasini
BALLARIN: Non cediamo i "gioielli"
La squadra, la società, la campagna acquisti e l'organizzazione interna: su questi temi abbiamo sentito il dr. ALBERTO BALLARIN, Direttore Sportivo dei barasini:
Per il campionato appena finito, a mio giudizio, bastano le cifre, e la statura delle squadre che il Sant'Angelo ha superato, per un eloquentissimo commento. Un girone che vede alla partenza formazioni come la Pro Patria, il Fanfulla, il Crema, l'Adriese, l'Ignis, il Rovigo e che viene dominato alla grande da un Sant'Angelo appena arrivato dalla Promozione, vuol dire molte cose. Soprattutto, vuol dire che la società esiste e funziona bene ad ogni livello, funziona insomma come complesso. Quando ciò accade, il merito è vero che è di tutti, ma a mio giudizio - e di calcio ci vivo da vent'anni! - è soprattutto del "numero uno", ossia del Presidente. Ha scelto i collaboratori giusti e li ha messi nel posto giusto, sfruttando nel modo migliore le singole capacità di tutti. La campagna acquisti dello scorso anno, come quella in corso adesso, viene fatta collegialmente: non esistono padreterni, ma una fattiva collaborazione che investe la società a tutti i livelli. Tutti siamo necessari, nessuno indispensabile. Adesso che siamo in C, si sta procedendo ad una ristrutturazione del complesso dirigenziale, nel senso che, essendo aumentate le difficoltà e gli impegni, si deve agire con una maggiore specializzazione in ogni settore. Lo staff tecnico, da Guerino Rossi in giù, è stato confermato e verrà eventualmente potenziato; sono poi stati "inquadrati" gli osservatori, sia quelli di Sant'Angelo che gli "esterni ". In quanto ai Consiglieri, hanno dimostrato ampiamente la loro maturità mettendosi spontaneamente a disposizione del Presidente, nei limiti della loro disponibilità di tempo, per avere assegnati compiti precisi.
Premesso questo, è chiaro che la Società stia pensando ad un rafforzamento del parco giocatori, ma chi pensa ad una rivoluzione si sbaglia. Stiamo vagliando alcuni nominativi per acquistare un difensore, un centrocampista ed una punta, che si guadagneranno comunque il loro posto in squadra ad agosto, quando Rossi inizierà gli allenamenti. Per la stagione a venire, unica squadra in Italia a livello serie C, il Sant'Angelo non effettuerà ritiri di sorta, neppure nel periodo pre-campionato. Convocazione alla domenica mattina, ore 10,30, per le partite in casa, partenza al sabato pomeriggio quando si affronteranno le trasferte. I nostri giocatori, insomma, continueranno ad essere pienamente responsabilizzati, perché lo meritano. Prima ancora che come giocatori hanno infatti guadagnato la nostra fiducia come uomini, per la loro serietà; per l'attaccamento dimostrato alla squadra. Abbiamo rifiutato vantaggiosissime offerte, per i " gioielli " del Sant'Angelo: il dottor Chiesa non vuole che il pubblico barasino perda i suoi beniamini. Come D.S., ovviamente, sono più che soddisfatto della decisione presidenziale.
Previsioni per la stagione a venire? E' prestissimo, per farne. L'obiettivo, chiaramente, è quello di una posizione finale onorevole, a centro classifica. Poi, si vedrà strada facendo come vanno le cose. Potrebbero andare male, è vero, ma potrebbero anche andare benissimo. Io conto, appunto, sul "benissimo".
Alberto BALLARIN

 

Intervista al Sindaco sui molteplici aspetti connessi alla promozione
PASETTI: La città sarà all'altezza
La vittoria della squadra di un paese come S. Angelo, arrivata addirittura nel novero delle migliori compagini semiprofessionistiche, è sempre motivo di gioia ed esultanza per tutta la comunità locale, che intorno ad essa si stringe e che proprio in essa si rispecchia.
Nel caso dei Barasini, è risaputo il loro attaccamento alla squadra del cuore, trascinati, come è avvenuto quest'anno, dall'entusiasmo per i brillanti risultati conseguiti e per lo spavaldo dominio in un campionato non sempre facile. E' giusto quindi che S. Angelo ed il suo comprensorio abbiano a godere dei frutti che la "passionaccia" per questo splendido sport ha contribuito a determinare, sicuri che, coll'avvento di grosse società e del proprio seguito di tifosi, non potranno che assumere quelle proporzioni, da tempo nelle aspettative di Enti o Associazioni e mai prima d'ora raggiunti. Questo anche a testimoniare che iniziative serie e non solo patrimonio di pochi possono avere benefici riflessi sui beni di tutta una popolazione.
Così in questa nostra "speciale" abbiamo voluto sentire, brevemente, anche il parere del primo cittadino santangiolino, il Sindaco dott. Gino Pasetti, per avere una conferma di ciò che abbiamo appena asserito.
"La promozione della nostra squadra non potrà che avere favorevoli ripercussioni - ha iniziato il dott. Pasetti - sul buon nome del paese, che verrà portato in altre grosse città, e sui suoi abitanti. Speriamo, naturalmente, che questa attività sportiva possa richiamare a S. Angelo il grosso pubblico di altre località, che fin da adesso ci prepariamo ad accogliere colla nota e tradizionale ospitalità, propria dei barasini, in modo che un maggior numero di visitatori venga a conoscenza delle bellezze paesagistiche e storiche della nostra zona: posso ricordare, con orgoglio, il nostro tipico esempio di borgo medievale col Castello Bolognini, il verde della pianura lodigiana ed i suoi prodotti squisiti e genuini.
Sino ad ora, infatti, essendo il comprensorio comunale fuori dalle percorrenze di autostrade o reti ferroviarie, abbiamo sofferto parecchio dell'isolamento di questa plaga, purtroppo non ancora considerata ad un giusto livello. E' logico attendersi quindi che proprio un evento sportivo di questa portata contribuisca a risolvere il problema e serva inoltre a richiamare l'interesse della classe dirigente, amministrativa e politica, che si ricorda di S. Angelo solo quando fanno comodo voti per i vari partiti".
Le infrastrutture del paese, abbiamo chiesto, sono in grado di ricevere le squadre coi loro numerosi tifosi?
"Per quanto è nelle nostre possibilità - è stata la risposta - noi cercheremo di fare tutto il possibile per dare alla società uno stadio che possa essere reso agibile in ottemperanza alle prescrizioni della Federazione calcistica. Proprio per questo abbiamo stabilito coi dirigenti rossoneri un piano che prevede l'ampliamento delle gradinate, così da consentire una maggior disponibilità di posti a sedere. Per quanto concerne la ricettività alberghiera, già da tempo in paese, o appena fuori, vi sono locali e ristoranti che potranno offrire la più completa ospitalità ai tifosi delle varie squadre che scenderanno a S. Angelo".
"Naturalmente noi siamo felici della splendida promozione in serie C, ed auspichiamo che la propaganda che la Società farà possa essere veramente di aiuto e giovamento al paese, convinti inoltre che tutto ciò che serve a determinare un incremento nell'attività sportiva, turistica e commerciale della zona, deve andare soprattutto a beneficio della popolazione.
Un grazie per questo a chi ha sostenuto, anche finanziariamente, la compagine; ai giocatori ed ai tifosi che all'unisono con dirigenti e tecnici han fatto sì che la squadra potesse affermarsi in modo così brillante".
Considerando, dunque, le prevedibili ripercussioni, dobbiamo convenire che, questo, non è solo un magnifico successo sportivo: ogni forza sociale di S. Angelo potrà trarne indubbi vantaggi; ogni cittadino sprone per raggiungere mete sempre più ambite, sperando comunque che l'entusiasmo di questa stagione non venga mai meno.

Articoli tratti da Oggi Sport del 27/05/1974
 

Alla "festa" dei barasini, con il Club "BAR ARENA"
Tutti insieme, una sera...
Racconto di una festa, l'ennesima festa, che un club di S. Angelo organizza in onore della sua squadra, stabilmente insediata ormai su una comoda poltrona di "C".
Eran senz'altro più di duecento gli invitati, che i tifosi del Bar Arena, club di Piazza Caduti, han radunato presso il caratteristico locale dell'Hotel "Milano" alle terme di Miradolo, in una cornice di entusiastico tifo, che ha fatto ripensare alle partite del torneo trionfalmente concluso. Sono questi i tifosi dai quali partivano gli slogans, i cori di incitamento, i più fragorosi battimani, radunati sulla tribuna alla destra delle poltroncine rosse, primi inoltre ad avere il loro club S. Angelo, con la squadra ancora in promozione. E la festa ha avuto il successo che meritano...
Arriva, ad un certo punto, tale Renzo Garlaschelli, da Vidigulfo; si alza il boato di applausi ad acclamare un amico che non si dimentica tanto facilmente; è uno dei "nostri". Saluta tutti, stringe le mani, rilascia autografi, si incontra col dott. Chiesa; va anche dal collega-amico Cipelli, che con lui era partito da S. Angelo alla volta di Como, dove si erano lasciati per diverse destinazione, e naturalmente, si complimenta con gli artefici della promozione, da buon campione d'Italia. Deve lasciarci, perché lo aspetta l'aereo per la capitale, dove lo chiama il dovere: la sua visita ha fatto a tutti "tanto piacere".
Mi dicono che quei due di fronte sono affermati direttori di gara: c'è Casarin, noto fischietto di "A" ed anche Zacchetti che, tra l'altro, ha avuto l'occhio lungo nel sposare proprio una barasina. ;
Chiamano tutti gli ospiti illustri per la presentazione ed il saluto ed allora dal gruppo dei giocatori si alza Gigi Danova, barasino partito proprio dal vivaio locale per i maggiori lidi, ora colonna della difesa cesenate; dalle mie spalle sbuca Giovan Lodetti di Caselle, altro "prodotto" genuino della nostra fioritura calcistica.
Ancora saluti, ringraziamenti, promesse del presidente del Club, avv. Morosini. Terminiamo la cena, primo atto di una serata che, ci dicono, deve ancora riservarci "il più bello".
La terrazza dell'hotel è schiarita da una splendida luna, alta nel cielo, che fa da testimone alla passerella dei personaggi che il club intende premiare; altri doni offerti da ditte santangioline vengono estratti a sorte tra i soci presentì: ci sono bottiglie, camicie marca "tilè", ceste di arance. Due artisti locali, Pozzi e Furiosi, offrono al presidentissimo una miniatura ed a capitan-mago un bassorilievo in marmo raffigurante un tronco, qual è stato Acerbi della squadra, da otto anni a questa parte.
Un pallone rossonero con "S. Angelo in C" e la firma dei giocatori, presidente e dirigenti viene messo all'asta: col ricavato, l'Assessorato all'Istruzione istituirà borse di studio per alunni bisognosi. Si riesce infatti a mettere insieme un bel gruzzolo: l'idea è stata accolta con favore e si è riusciti in un intento nobile quanto generoso, mentre il pallone va allo stesso Chiesa.
I premiati: vediamo i filmini dei giocatori in azione su uno schermo predisposto, il tutto opera del cameramen Battami: portierone-Reali, premiato dal Maestri fanfullino, professore-Servidei, regista-Calzolari, gemelli-Plodari, testina-Gorno, Beckenbauer-Mascheroni campione-Daccò. E mister Rossi premia anche il primo barasino approdato alla serie A, l'ex atalantino Altrocchi.
Sul finire ci scappa anche la promessa che il proprietario dell'hotel fornirà le piastrelle in ceramica per gli spogliatoi del campo di S. Angelo: bene bene, un pensiero in meno per i nostri poveri amministratori.
Veramente ci accorgiamo che 'sti barasini sono gran brava gente: "cosa fareste l'anno prossimo, nel caso dovesse arrivare il grande miracolo?". Non riesco a capire.
Grosso merito sarebbe quello di seguire sempre la squadra come nell'ultimo campionato, anche se i risultati non saranno di pari livello. Ci contiamo, anche per la società.
Paolo Zanoni

Articolo tratto da Oggi Sport del 10/06/1974