Approfondimenti 1980-1981

[ Storico Articoli | Classifica 1980-81 ]

 

 
Scopriamo cosa c'è dietro la squadra che ha fatto soffrire le "grandi"
Il Sant'Angelo, una scuola per i giovani

Il segreto dei risultati di prestigio che la compagine rossonera continua ad ottenere a livelli così sostenuti come è la C1, sta nella cura riservata al vivaio. Dopo i Danova e Garlaschelli, i cui lanci risalgono alla fine del decennio scorso, ecco Mulinacci, Tonali, Castioni e i gemelli Samaden proporsi come i giovani più in vista della nuova generazione.

Intanto l'intensificazione dei programmi per il futuro improntato alla "linea verde" trova un entusiasta e avveduto fautore nel direttore sportivo Remo Micheli, un toscano che si ispira al modello Empoli. Il ruolo di Buffon, allenatore in seconda e della Berretti, punto di riferimento fisso nella "gestione Bosia" garanzia per la continuità.

S. ANGELO LODIGIANO -
Anche la Triestina, come le altre "grandi", ha pagato pedaggio a Sant'Angelo, il comune con minor numero di abitanti (undicimila) fra quelli rappresentati nel girone A di C1. Il Fano e la Reggiana avevano fatto 0-0, 2-1 aveva perso di recente la Cremonese e di uno stentato 2-2 ha dovuto accontentarsi la Triestina nella fase più delicata del suo tentativo di guadagnare la seconda piazza e raggiungere la B. Il Sant'Angelo è una delle tre squadre lombarde di C1 e sta per coronare, con l'anticipata salvezza, una stagione di tutto prestigio. La "piccola vedetta lombarda" è all'avanguardia nei vari campionati del settore giovanile. Primi nel campionato giovanissimi locali e campioni lombardi regionali giovanissimi per i semipro dopo il doppio vittorioso spareggio con la Pro Patria (1-0 a Busto e 1-0 in casa) i rossoneri baby santangiolini curati dall'allenatore Zanaboni stanno dando la conferma della bontà del vivaio che è linfa inesauribile e sul quale si fondano i programmi futuri della società.
La Berretti proprio oggi gioca la partita decisiva a Novara. Dopo aver vinto il proprio girone emiliano-lombardo sta disputando con Casatese e Novara il torneo-spareggio per la fase finale. Allenatore della squadra della Berretti è Lorenzo Buffon. L'ex portiere della Nazionale, del Milan, del Genoa, dell'Inter,
della Fiorentina, è un po' il tecnico carismatico e, come allenatore in seconda, il termine fisso delle spesso roventi vicissitudini del Sant'angelo che a conclusione di ogni stagione ripropone sul tappeto il problema, della
conduzione della società e quindi dell'apparato tecnico-organizzativo.
Achille Bosia è al suo quarto anno di presidenza. Se ha fatto il suo tempo e intende passare la mano lo si saprà fra qualche mese, a campionato concluso. Intanto però, dalla sterpaglia degli affanni che la carica comporta, cerca di cogliere l'erba sana e di esibirla con soddisfazione: "Quest'anno siamo andati oltre le più rosee previsioni e quindi molte cose sono andate al loro posto. Tocca agli altri giudicare".
Il massimo dirigente del Sant'Angelo è di poche parole sull'argomento. Non vuole approfondire anche perché i risultati sportivi sono tali da far vincere la "tempesta del dubbio" che, come fu per il Mazzini impegnato in ben altri destini, può cogliere di sorpresa un presidente e fargli cambiare progetto. I risultati sportivi (la salvezza per il Sant'Angelo in proporzione è impresa due volte maggiore che la promozione per qualsiasi altra delle restanti diciassette squadre del girone A di C1), la realtà di alcuni giovani che "si son fatte le ossa" in questa stagione (vedi Mulinacci, Giacomo Samaden, Tonali, Castioni), sono eventi che hanno "trionfato" sulla scarsa efficacia riscontrata in alcune iniziative tese al gemellaggio ufficiale con la politica.
A Sant'Angelo sono in pochi, sia a livello di consiglieri, sia di sostenitori. Ma quei pochi si fanno valere e sentire, rivendicano tenacemente le proprie ragioni. Assistono con orgoglio alla crescita dei campioncini. (Danova e Garlaschelli gli ultimi esemplari che hanno raggiunto la A), sono sanguigni e passionali nel sostegno della squadra. Questa risponde a misura di intensità di tifo, non di densità: ecco quindi l'aurea mediocrità di classifica e certe partite sempre in bilico fra l'affermazione clamorosa e l'inopinata smentita.
Contro la Cremonese il Sant'Angelo ottenne l'affermazione clamorosa, contro la Triestina l'ha sfiorata: "Le grandi ci caricano, al massimo e lo scontro Davide e Golia di domenica con la Triestina solo per un soffio non si è concluso come nella storia, cioè con la vittoria del più piccolo".
A parlare cosi, è il direttore sportivo Remo Micheli, un toscano votato all'apostolato calcistico, alla sua prima stagione di predica in Sant'Angelo. Il cognome richiama immancabilmente alla mente il Micheli più noto: Dante direttore sportivo del Mantova: questi infatti viene dal calcio attivo e raggiunse notorietà come mediano-mezzala della Spal e del Mantova ai tempi della A. Il modello di Remo non è però né il suo omonimo, né il Mantova, ma Silvano Bini e l'Empoli:
"Si è fatto, si sta facendo un lavoro a livello giovanile che presto darà i suoi frutti. Una società come il Sant'Angelo deve curare il vivaio e siccome la materia prima da queste parti non manca; ci siamo organizzati in maniera tale da farlo prosperare. Personalmente voglio seguire l'esempio dell'Empoli che in questo campo fra le squadre di C fa scuola".
E nel caso del Sant'Angelo lo "svincolo" non è un freno, anzi un incentivo: da fuori di giocatori buoni ne arriveranno sempre meno, mentre quelli che cresceranno in casa, prima di andarsene, ci penseranno due volte perché il Sant'Angelo è un po' di Milan e un po' di Inter nel triangolo Lodi-Pavia-Voghera.
"Abbiamo molte richieste da squadre di A e B per Mulinacci, Castioni e Tonali - dice Micheli - difficilmente resteranno: sono elementi di gran valore, giovani veramente in gamba. Dare via i migliori ci consentirà di lanciare i ragazzi di Buffon che giocano nella Berretti. Poi rientrerà Vittorio Samaden che per motivi di studio abbiamo prestato alla Mottese (campionato di Promozione conciliabile meglio con lo studio). E ci sarà il lancio della coppia di gemelli ventenni (Vittorio e Giacomo Samaden appunto), centrocampisti entrambi nati a Milano.
Giacomo fa già parte della rosa di prima squadra e domenica ha giocato tutti i 90' contro la Triestina. Quando il dispositivo tattico glielo ha consentito, entrando nel vivo dell'azione, s'è fatto valere al pari di Mulinacci che ha impegnato a fondo la coppia degli ex Prevedini-Mascheroni in contrapposizione agli ex alabardati (ma di data più remota) Marchesi e Trainini. Il friulano Braida, che già aveva messo in ginocchio la Cremonese, è stato il primo dei marcatori a gioire battendo sul tempo il terzino Lombardo, triestino anche di nascita. Una soddisfazione in più per il trentacinquenne attaccante che proprio in finale di campionato è tornato al vecchio amore del gol.
Mario Laudano

Articolo tratto da "La Gazzetta dello Sport" del 13/05/1981