Approfondimenti 1980-1981

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Il punto sul girone di andata

Il Sant'Angelo chiude l'andata a 18 punti sulle 17 partite disputate ed inizia il " ritorno " addirittura con un successo pieno col Mantova. Ma giudichiamo la parte ascendente del torneo, un campionato che vede i barasini tra alti e bassi, però con grandissima dignità.
Premesso che al via la nostra simpatia per Emilio Zanotti, bergamasco di Spirano e trainer dei rossoneri, non era delle più sfacciate, dobbiamo onestamente ammettere che l'uomo, non più giovanissimo (ha superato da un po' i cinquanta), vanta esperienza da vendere e persino molto buon senso.
Ha commesso, è vero, alcuni grossi errori, come quando prese la solenne decisione di escludere dalla squadra il clan dei bresciani: il prof. Giampiero Trainini, tanto per intenderci, e la sua spalla Roberto Biasotti, certo tra i più esperti centrocampisti della formazione. La sua guerra con Trainini, assolutamente immotivata, aveva portato società e squadra ad un bivio pericoloso. L'uomo è, come dire, rinsavito, e le cose si sono messe al meglio: oggi, il clima è migliore e persino Zanotti è tornato a sorridere, lui al solito così burbero e malizioso da far perdere la pazienza al più tranquillo dei cronisti.
La forza del Sant'Angelo, more solito, è il ritmo: si gioca con audacia e grande ardimento (non sempre, per carità), sopperendo alla inevitabile mancanza di classe complessiva con l'ardore e l'agonismo. In determinate circostanze, però, l'equazione, al solito favorevole alle squadre avversarie (quasi tutte blasonate, bisogna ricordarlo), si ribalta a vantaggio dei barasini: sono loro, insomma, a giocare bene, gli altri a " scarponare ". Qualche esempio? Il derby col Casale, allenato da Carletto Soldo: fu vergognosa scorponeria da parte dei piemontesi. Altro esempio? La trasferta al " Tardini " di Parma dalla quale Armandino Mulinacci è uscito con una ferita assai profonda, una incredibile lacerazione provocata vigliaccamente dai tacchetti di un avversario: undici punti di sutura, di cui tre interni. Pareva — commenta il mister — una ferita da arma da guerra.
La battaglia che il Sant'Angelo conduce è contro l'egemonia della grande città, il motivo che trascina ormai dalla prima esperienza in serie C. La elezione di Giovanni Andreoni, parlamentare tra i più navigati e presidente della Polenghi Lombardo, è stata da noi stessi salutata come ottimale per il fatto del prestigio: a Roma, ci siamo detti, Andreoni saprà far valere i sacrosanti diritti del Sant'Angelo Calcio. Miserie umane, d'accordo, ma a livello di paese sembrano diventate una necessità di vita e dunque trovano ampie giustificazioni.
Vero è che, da quando Andreoni guida la società (nella quale peraltro le deficienze organizzative sono ingenti e spesso incomprensibili), il Sant'Angelo ha acquistato maggiore tranquillità, trova maggiore rispetto in tutti gli ambienti, quelli arbitrali compresi. E se Andreoni, che è personaggio di grande passione, conduce la navicella ai vertici del calcio italiano, " patron " Achille Bosia stimola la fantasia del tifoso e dello sportivo con il suo quotidiano contatto con la gente semplice. I due, aiutati da uno stuolo di collaboratori piuttosto esiguo, fanno la società: vi sono mille problemi, ma la gente si diverte, va allo stadio e segue con immutata fede le gesta calcistiche della squadra del cuore.
Dei singoli abbiamo detto e scritto nelle cronache di ogni settimana e dunque sollevateci da questa fatica. Diciamo che la rivelazione è stato Nino Tonali, barasino di sangue, " inventato " nel ruolo di libero (ma adesso esagera in leziosità inutili: l'allenatore dovrebbe redarguirlo e lo farà sicuramente, conoscendone il carattere), la conferma sono stati tutti gli altri, compresi i gioielli Castioni, Samaden, Mulinacci (sfortunasssimo) e persino Roberto Biasotti, in forma smagliante di queste domeniche. I vecchi Trainini, Braida e Marchesi sono i pilastri, Bidese in porta è sicurezza, Peroncini e Magrini corrono come matti, Giani, il vichingo, stronca ogni goleador avversario. E poi qualche sorpresa, come Cadei, come Nabissi, come Quartieri (però, troppo da alti e bassi la guizzante ala " casalina ").
Vediamo piuttosto i risultati: al " Comunale " il ruolino è questo: sei successi, due pareggi (Empoli e Fano), zero sconfìtte; in trasferta le cose più dolenti: quattro pareggi (Mantova, Piacenza, La Spezia e Parma) e 5 sconfitte, alcune davvero immeritate (Treviso, tanto per dirne una). Ben 17 i gol fatti (13 in casa, 4 fuori), 16 quelli subiti (2 in casa e 14 fuori, tra cui la quaterna di Cremona, la cosa peggiore del Sant'Angelo).
Tre rigori a favore (tutti trasformati da Mulinacci), due contro. Goleador: 8 reti Mulinacci, 3 Quartieri, 2 Peroncini e Samaden, 1 Braida e Marchesi.
Luigi Albertini

Articolo tratto da "il Cittadino" del 09/02/1981