Approfondimenti 1982-1983

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In una stagione molto contrastata il S. Angelo ha vissuto sino in fondo
Una lunga sofferenza chiamata "salvezza"

Negli ultimi otto minuti dell'ultima giornata di campionato il S. Angelo ha conquistato la propria salvezza. Ormai nell'ambiente rossonero il "rompete le righe" è già stato dato e tutti i protagonisti sono tornati soddisfatti ai propri lidi. Al fine di sintetizzare il campionato e lo stato d'animo attuale abbiamo sentito due persone "portabandiera" di questo sodalizio: il "vecio" Peppino Pisati, che ancora una volta ha vinto una battaglia del tutto personale, ed il nuovo presidente Donato Arces che si è buttato anima e corpo per risollevare le sorti del sodalizio rossonero.

 

ARCES: l'uomo del Milan
Malgrado la stagione sia ormai conclusa, il "rompete le righe" già dichiarato e l'estate si avvicini... non tutti sono liberi: Donato Arces, in collaborazione con il braccio destro Adriano Affaba, ha già programmato questi mesi nella sede barasina ed è lì che lo si trova disponibile, più che a godersi la salvezza, per gettare le basi per la prossima stagione 1983-84.
Il discorso però inizia facendo mente locale alla appena conclusa stagione.

D. — Come giudica la stagione del S. Angelo?
«Direi, da un punto di vista, interessantissima e soddisfacednte. Interessantissima in quanto è stata la prima esperienza in C2, in un ambiente nuovo e soddisfacente in quanto il nostro traguardo, la salvezza, è stato raggiunto, vincendo così il nostro campionato. Altri traguardi non potevamo averne con una squadra fatta all'ultimo momento; abbiamo cercato di trovare un certo amalgama per poter affrontare questa stagione. Dobbiamo ricordare a questo punto che nessuno, e sottolineo questo nessuno, aveva una esperienza di C2, forse solo Liedholm poteva vantare questo vantaggio avendo operato assieme al Casale lo scorso anno. E la sua esperienza ci è stata molto utile. I nostri rapporti sono sempre stati sereni; il fatto di averlo conosciuto prima e la stima che si ha verso questa persona hanno agito in modo molto vantaggioso dando una mano. A questo punto vorrei ricordare che lo stesso Liedholm ha rifiutato altre offerte senz'altro più vantaggiose, per lavorare con noi. Devo sottolineare che lo stesso mi è stato molto utile in quei momenti bui che ci ha visti protagonisti negativi. Grazie anche alla completa fiducia nei confronti di Albanese siamo riusciti a cogliere il nostro obiettivo».
D. — Possiamo a questo punto dire che Albanese ha lavorato molto bene nella stagione, pur vivendo fra mille difficoltà.
«Senz 'altro. Ha lavorato molto bene più dell'inizio, però fra giocatori che hanno smesso, che sono stati ceduti durante la stagione, lui è venuto a trovarsi nelle ultime partite con pochissimi giocatori della "rosa" che avevano fatto il ritiro con lui. Questo penso sia stato un handicap notevole, impostare un certo tipo di lavoro con degli elementi e poi venirti a trovare con gente nuova all'atto pratico non ti favorisce assolutamente. D'altronde Albanese è un grossissimo preparatore atletico si sa che per portare i ragazzi atleticamente a posto bisogna rispettare certe tappe che quest'anno sono invece saltate. Sono quelle circostanze che, sommate durante tutto l'arco del campionato, fanno il bello e il brutto tempo: preparazioni differenziate che hanno portato alcuni elementi chiave a delle pause più che giustificate, infortuni che hanno collimato con il periodo più nero per noi, le sei sconfitte giunte nel periodo in cui si giocava senza mai avere un pò ' di fortuna... Tutte queste circostanze alla fine hanno agito negativamente, vuoi sui risultati, vuoi sul morale, sulla prestazione dei ragazzi. In secondo luogo non siamo stati mai aiutati dalle persone santangioline: i risultati negativi aumentavano sempre di più nei nostri confronti, quando noi eravamo scesi a S. Angelo non tanto promettendo mari e monti, quanto cercando di tenere viva una realtà sportiva come quella del S. Angelo Calcio. Dobbiamo a questo punto dire grazie ai ragazzi che hanno capito la non felice posizione della società ed hanno fatto quadrato intorno a noi, hanno cercato — e noi con loro - di vivere in armonia, è subentrata l'amicizia dando a tutti la possibilità di sentirsi a posto con la coscienza e dando il massimo sia in campo che a livello dirigenziale. Se malauguratamente ci fosse andata male, avremmo avuto questa nostra convinzione e soddisfazione: aver fatto tutto quello che era possibile, sentendoci a posto con noi stessi e con la nostra coscienza sportiva».
D. — La salvezza, quindi, anche se giunta in excremis, per voi è stata un premio forse arrivato troppo tardi, con troppe sofferenze...
«Esatto! Però forse perché è stata così sofferta, ci ha dato una soddisfazione ed una gioia enormi. E ne sono convinti anche i ragazzi ed il mister, una conferma che io stesso ho avuto parlando con loro nella serata del "rompete le righe". Personalmente devo dire che questa salvezza mi ha esaltalo più di ogni altra esperienza: ho fallito l'anno scorso con la serie A con il Varese... ho avuto un campionato di serie C... ma la salvezza raggiunta a 5 ' dalla fine ci ha ripagato ampiamente di tutte le amarezze e resterà sempre, questo ricordo, molto bello ed esaltante e positivo...».
D. — II vostro rapporto con S. Angelo paese...
«Per me è stata ancora una nuova esperienza. Io venivo da Varese dove ero il n. 2 dietro a un personaggio come Colantuomi; a S. Angelo mi sono trovato n. 1 ed ho vissuto in prima persona il fatto di essere soli... a certi "livelli" sembra che il calcio non interessi, sembra presente un menefreghismo che non ci si aspetta, francamente. Specialmente quando la società è rilevata da gente nuova, alle prime esperienze. Malgrado la nostra solitudine, tutti quanti riteniamo di dover fare preziosa questa nostra esperienza. Lo stesso Gambino mi ha più volte ripetuto che è stata più importante una stagione a questi livelli che il non aver vinto per qualche anno il campionato primavera. Ripeto, è una esperienza di cui si farà tesoro nel futuro».
D. — II rapporto con il Milan...
«Per me dovrebbe essere prioritario. E dico Milan per dire qualsiasi altro grosso club, poichè a questo punto in C2 è difficile vivere. A S. Angelo come incassi lordi siamo sugli 80 milioni, tenendo conto delle due amichevoli con Parma e Milan... e sono veramente un po' pochini! Se si riuscisse a confermare l'appoggio del Milan, rimediare uno sponsor e poter bilanciare ciò che il grosso club ci offre, si potrà valutare senz'altro un lavoro avvantaggiato, tranquillo e sicuro. Se ci viene a questo punto la conferma dell'altra parte (leggi Milan) noi saremmo pronti subito ad affrontare la prossima stagione».
D. — Allora un campionato, il vostro, che può già iniziare a giugno '83...
«Certamente, dovremmo fare in modo di partire, quest'anno, con un programma più tranquillo, più sicuro fin dalle prossime settimane per arrivare a luglio con tutta la stagione prossima già studiata a tavolino... E direi proprio che il nostro campionato inizia ora, perché bisogna fare in modo che il S. Angelo sopravviva, altrimenti anche il lavoro fatto finora non sarebbe valso a niente».

 

PISATI: cuore rossonero
Troviamo Peppino Pisati immerso nel suo studio ormai vuoto di atleti ed il suo camice bianco lo fa sembrare una bandiera (ed in effetti lo è) blasonata come' i gagliardetti dei più celebri club italiani che sono appesi alle pareti.
Ormai è disteso, le lunghe sofferenze sono terminate per ora ed il "personaggio di S. Angelo" balza alla ribalta.

D. — II S. Angelo ha raggiunto la salvezza negli ultimi minuti del campionato: come è stato vissuto quest'ultimo atto dall'equipe barasina?
«Indubbiamente è stala una esperienza esaltante, perché salvarsi a sette minuti dalla fine dopo aver lottato per tutto un campionato, decisamente molto avaro, significa una grande soddisfazione. Le cose più sofferte sono sempre le cose che si accettano con molto gusto e serenità. Il S. Angelo — è bene sottolinearlo subito — si è salvato esclusivamente con i suoi mezzi; la stagione ci ha costretto a lottare oltre che contro gli avversari, anche contro arbitraggi e situazioni non certo favorevoli. Ciò che è stato ottenuto è esclusivamente merito nostro. Ancora oggi mi domando come mai alcune squadre, nel finale di campionato, ci abbiano affrontato (loro ormai demotivate) con una forza tale da far pensare a una... finale di Coppa dei Campioni. Questo fatto però può far senz'altro dire che la nostra è stata una salvezza alla grande... i ringraziamenti dobbiamo solamente farceli a vicenda noi dell'ambiente, non sentendoci in debito verso nessun altro».
D. — In che senso la stagione,"secondo te, è risultata avara?
«Il S. Angelo proveniva dalla tragica esperienza della retrocessione dello scorso anno, ed è stata una esperienza negativa per tutto l'ambiente: dagli addeti ai lavori agli sportivi. Achille Bosia, in effetti, quest 'anno ha lasciato il sodalizio barasino per tentare la fortuna con il Piacenza. Di conseguenza, c'era il pericolo che la squadra naufragasse, finisse negli uffici del palazzo comunale. Fortunatamente, ma troppo tardi, è arrivato il Milan, nella persona di Donato Arces, il quale ha garantito questa stagione che si è appena conclusa. Gli sportivi l'anno scorso sono rimasti abbastanza delusi e quest'anno di aspettavano una squadra di rivalsa, di un altro rango. Invece la botte ha dato il vino che aveva e dobbiamo dire ancora grazie se abbiamo avuto la squadra; sembra un paradosso, ma è così: S. Angelo ha rischiato veramente la paralisi calcistica e se non fosse intervenuto il "gruppo Milan" probabilmente non si sarebbe iniziato nemmeno il campionato 1982-'83».
D. — li motivo di questa crisi a livello societario?
«Posso dirti che da almeno 10-12 anni il S. Angelo vive grazie all'apporto degli "esterni". C'è stato il boom di Carlo Chiesa seguito dal gruppo capitanato dall'ing. Riccio di Monza; quindi l'ingresso in società di Achille Bosia, imprevedibile, perché passava da cose esaltanti ad errori banali e madornali... Ma non sempre per colpa sua, era circondato dalle persone sbagliate che certo non lo aiutavano nelle scelte. Della società, attualmente, fa parte attiva un solo santangiolino, il vice presidente Bignami. Per il resto, i miei concittadini non sono quelli che mettono volentieri le mani in saccoccia...
Con grande amarezza, infine, voglio dire che non si può fare una C2 in un paese di 12.000 abitanti con 45 abbonati: è una cosa semplicemente assurda pretendere poi di avere una squadra competitiva al massimo... Pensa che questi signori hanno il coraggio di fare discussione sull'aumento di 100 lire di un biglietto d'ingresso...».
D. — Secondo te, cosa può fare la società per richiamare di nuovo all'entusiasmo i propri tifosi?
«Sarebbe semplicissimo: la società deve costruire una grossa squadra; questo però significa avere un grosso bilancio... ma chi lo sostiene un bilancio tale? L 'epoca faraonica di Chiesa è finita, adesso bisogna fare i conti con delle restrizioni... Il paese di S. Angelo non ha risposto alla pari all'entusiasmo degli attuali dirigenti venuti da Milano e naturalmente questo gruppo farà bene i suoi calcoli prima di intraprendere l'avventura dell'anno prossimo. C'è sempre da sperare in un miracolo, che finora è successo, affinchè le sorti del S. Angelo Calcio ritornino gloriose».
D. — La stagione del S. Angelo è stata però positiva, e lo dimostrano i giovani lanciati dal sodalizio rossonero. Una strada che prosegue per il bene del calcio?
«Sicuramente S. Angelo con i suoi giovani è stato sempre il fiore all'occhiello del Lodigiano e della Lombardia. Ricordiamo i tempi di Pozzato, Garlaschelli, Cipelli, Danova nell'era più pionieristica del S. Angelo Calcio. È chiaro che, per sopravvivere, una società come la nostra deve cercare di valorizzare questi giovani. Ecco che quest'anno, con alcuni giovani che l'anno prossimo saranno protagonisti presso altre platee (citiamo Gambino, Valori, Zaninetti) è continuata la vita della società. L'età media della nostra squadra, quest'anno, era di 18 anni, e questo non è un fatto da sottovalutare. Abbiamo raggiunto un traguardo con giovani alla prima esperienza e questa raggiunta salvezza va senz 'altro ritenuta una vittoria per tutta la società rossonera».
D. — II fare da serbatoio per una grossa società (leggi Milan) è l'ideale per il S. Angelo, oppure no!
«Sicuramente. Vista la situazione, il paese completamente assente, è un vanto notare che queste grosse società usino il nostro paese come dislocazione del loro vivaio. Viceversa, non vedo come si potrebbe tirare avanti...».
D. — Albanese...?!
«Secondo me, Albanese è soprattutto un grandissimo uomo, la cui professionalità non si discute assolutamente. Ha superato quest 'anno bufere indescrivibili, ha lottato contro i mulini a vento di un paese che ha dimostrato un 'apatia stranissima. È un allenatore che sicuramente farà carriera: io mi sono trovato benissimo con Gesualdo, perché è soprattutto uomo e poi tecnico. Ha saputo guidare una navicella senza timone e l'ha portata in porto nella maniera migliore, con la lealtà, la correttezza, la professionalità di una persona che merita sicuramente di fare strada. Non so se l'anno prossimo resterà a S. Angelo, ma dovunque conserverà sempre un grosso ricordo di quei pochi che ha avuto vicino».
D. — Che difficoltà ha incontrato Albanese in società?
«È iniziata male fin dalle prime battute per Albanese la permanenza a S. Angelo, e questo a causa di gente "strana" che gravitava all'interno della società e che tentava di imporre all'allenatore alcune condizioni. Albanese, in un ambiente nuovo, non riusciva a trovare collaborazione a causa di queste interferenze. Ad agosto, poi, era partito con 24 giocatori e quando le carte si sono rivoltate in tavola con l'arrivo di Arces e C. si è ritrovato con pochi giocatori "vecchi", dovendo di
conseguenza ricominciare tutto dal principio. Ora però quello che conta è l'essere riusciti a centrare l'obiettivo salvezza e la maggior parte del merito va proprio alla umanità di Albanese, anche se la tifoseria locale lo ha sempre ostacolato e criticato. Mollo importante è stato, infine, per Albanese il fatto di aver creato un grande amalgama fra i giocatori, malgrado qualcuno trovasse sempre degli spunti per critiche infondate atte a rompere l'armonia interna».
D. — All'inizio della stagione cosa ti aspettavi da questo S. Angelo: di soffrire fino all'ultimo?
«Per me quest 'anno ha segnato una grande soddisfazione. Innanzi tutto il fatto di essere rientrato in società dopo il ''bel trattamento"che i miei concittadini mi avevano riservato l'anno scorso. In secondo luogo avevo detto all'inizio dell'anno che ci saremmo salvati, sia perché — come si dice negli ambienti sportivi — sono un buon professionista e poi perché "porto bene", si sapeva, malgrado le belle prestazioni iniziali, che non tutto sarebbe andato per il verso giusto... Le battute d'arresto d'altronde sono arrivate puntuali, ma mai e poi mai si poteva pensare che la salvezza sarebbe sgusciata dalle nostre mani».
D. — Come mai l'anno scorso sei stato tagliato fuori dall'ambiente?
«Sicuramente è opera della gelosia di gente in malafede che aveva ed ha paura di Pisati personaggio. Non è certo colpa mia se sono personaggio a livello nazionale, non è certo colpa mia se sono personaggio anche a S. Angelo, però questo vuoi dire attirarsi antipatie... Questi quattro furbi in malafede hanno trovato in terreno per denigrarmi. Volevano smantellare Pisati, invece hanno trovato il sistema di smantellarsi da soli... visto che sono spariti. Il fatto di essere rientrato mi ripaga dell'amarezza dell'anno scorso, ma mi da anche la soddisfazione di aver fatto capire che erano gli altri in malafede... e la gente questo l'ha capito ed io li ringrazio pubblicamente. Ancora una volta consegno ai santangiolini una salvezza ed un uomo che da quanto di più ha da dare: se stesso!».
«Pisati ha il cuore... rossonero?».
«Direi che Pisati ha il cuore di tutti i colori che si muovono in terra santangiolina, faccio di tutto per impegnarmi con l'unico scopo di far bene ciò che mi sta a cuore, dal calcio alla pallacanestro, dal consiglio comunale al... Vidardo (n.d.r.), perché quando mi prendo un impegno me lo prendo a cuore, magari superando barriere non tanto facili. Ciò che è importante è che sotto l'aspetto professionale pare abbia seminato davvero qualcosa!».
Pagina a cura di ANTONIO MEAZZA

Articolo tratto da "Il Cittadino" del 13/06/1983