A.C. Sant'Angelo 1907

SERATA DEL CENTENARIO

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LA SERATA DEL CENTENARIO
 

" I santangiolini sono commercianti, per necessità, tagliati fuori come sono dalle grandi arterie industriali lombarde. Il bisogno di sopravvivere ha partorito in loro il genio degli affari.
E allora si può capire anche, come Sant'Angelo abbia una squadra di calcio militante in serie C1, mentre Lodi, fatta sciettica dalla storia e ormai avarissima di entusiasmi, non riesca a risalire il limbo della C2.
A chi obiettasse che non serve rifugiarsi nel ricordo, che si deve vivere il presente, noi stasera ribadiamo, che proprio perchè i giovani sappiano affrontare la vita presente, è utile proporre loro l'esempio dei padri.
Per diversi anni, la nostra città è stata ed è conosciuta per le gesta della propria squadra di calcio, e noi stasera siamo qui a celebrare i campioni che hanno costruito questo mito. "

 

Fabio Belloni, Aldo Accerbi, Peppino Pisati, Paolo Curti e il "Pantera" Danova

 
Calcio Lunedì sera al “Cupolone” si sono ritrovati insieme ai tifosi numerosi ex dirigenti, allenatori e giocatori per celebrare il centenario della società barasina
Amarcord S. Angelo, cento anni di passione
Gori, Danova, Garlaschelli, Mulinacci, Marchesi e Trainini tra i tanti ospiti della riuscitissima “Serata del Centenario”
Le trasferte di Udine e “San Siro” sono ricordi, quelle di Pandino e Marudo il presente, ma la fede rossonera è la stessa

Un secolo di passione e di sentimenti forti. Un secolo di maglie intrise di sudore. Maglie rossonere, i colori del cuore e dello spirito. Il popolo santangiolino ha salutato i primi cento anni di storia della società sportiva lunedì sera, in una cena a inviti presso il "Cupolone", a pochi metri dallo storico stadio nel quale sono state scritte pagine e pagine dell'epopea di un manipolo di eroi che sono riusciti a far conoscere e rispettare all'Italia calcistica e non il nome di un borgo a metà strada tra Lodi e Pavia, lontano dalle grandi arterie commerciali. Sant'Angelo e il pallone: un connubio imprescindibile. Anche ai giorni nostri, in cui in trasferta si va a Pandino, Marudo o al massimo a Gorgonzola. Udine, Piacenza e “San Siro” sono ricordi lontani ma per nulla offuscati dal tempo. I supporter barasini, e un buon numero di protagonisti, si sono così idealmente riabbracciati in una serata amarcord. Una serata di sorrisi e magoni, di antiche "scumagne" e moderni sfottò. Anfitrioni i dirigenti rossoneri Cristiano Devecchi e Giorgio Piacentini, che si sono destreggiati al microfono con l'abilità tipica della tradizione dei "tilè" santangiolini. L'ampia sala circolare ha ospitato circa 200 persone, mentre sul palco si sono esibiti il musicista Ivan Arrigoni (figlio di Antonio, storico presidente barasino) e la sua band. Presenti tanti volti che hanno contribuito a costruire il mito del S. Angelo. In ordine sparso Bobo Gori, "Pantera Danova", Renzo Garlaschelli, Aldo Accerbi, Derio Marchesi, Santino Pozzi, Armando Mulinacci, Gigi Danova, Giampiero Trainini, Gigi Bisleri, Antonio Cipelli, i fratelli Mascheroni, Mario Colleoni, Domenico Daccò, Alessandro Maffioletti, Paolo Dalè, Luciano Castioni, Virginio Gandini, Peppino Pisati, Maurizio Tassi, Paolo Curti, Fabio Belloni, Mario Rossini, Alessandro "Guru" Guercilena, Fabio Dall'Orso e altri ancora. Anche le società della zona hanno voluto festeggiare i primi cento anni rossoneri: presenti Tino Cornaggia del Sancolombano, Gianni Rossi del Marudo. Tra gli ospiti annunciati non si sono visti il milanista Ariedo Braida, il presidente federale Milesi (al suo posto il consigliere regionale Paolo Zanoni) e la famiglia Gaeli (che ha fatto però pervenire un telegramma struggente di felicitazioni). Sulle note di "Fumo negli occhi" sono stati serviti gli antipasti, per poi entrare nel vivo con le premiazioni. Una targa speciale è stata consegnata a Luigi Danova, gloria del Torino, difensore roccioso ma leale, unico santangiolino a essere stato convocato in Nazionale. A seguire riconoscimenti per la bandiera Fabio Belloni, un ventennio e 500 partite in maglia a strisce rossonere, per il bomber più prolifico della storia Paolo Curti e per Aldo Accerbi "il migliore in assoluto" come lo ha definito il decano dei giornalisti lodigiani Luigi Albertini. Ricordo anche per la squadra Allievi campione d'Italia semiprofessionisti nel 1971, definiti "orgoglio della città". L'allegria si è interrotta per un momento quando Devecchi ha ricordato i santangiolini che se ne sono andati. A cominciare dal presidente con la P maiuscola, Carlo Chiesa, al quale è stato intitolato lo stadio e che un destino crudele ha strappato troppo giovane alla vita terrena, proseguendo con Alberto Ballarin, giornalista e direttore sportivo dei tempi della C, al mister Rossi e agli indimenticati Scaini, Magrini, Bruschi e Quartieri. Il clou della kermesse poco più tardi, quando si è trattato di eleggere il miglior giocatore del secolo rossonero tra i professionisti e tra i dilettanti. I voti sono stati espressi nei mesi scorsi dal pubblico presente alle gare (ma anche tramite Internet) e dai presenti in sala. Tra i professionisti terzo posto per Derio Marchesi, secondo per Gigi Danova e primo indiscusso per Aldo Accerbi che, visibilmente emozionato, ha ritirato la coppa dalle mani del quasi ottuagenario "Pantera" Danova. Per quanto riguarda i santangiolini dell'ultima generazione, sull'ultimo gradino del podio pari merito per Francesco Guarischi e Pasquale Manna, mentre il testa a testa tra Fabio Belloni e Paolino Curti si è risolto con il trionfo di quest'ultimo, neo allenatore del Brembio. Nel frattempo sul grande schermo sono state proiettate le foto che hanno fissato per sempre i momenti più belli del cammino centenario del S. Angelo Calcio. Baci e abbracci di commiato al termine, in un clima conviviale e di partecipazione. Santangiolini antichi e futuri (presente anche una chiassosa delegazione della formazione Juniores) si sono fusi insieme in un unico grande sogno: quello che le gesta dei padri possano un giorno essere ripercorse dai figli, sempre sotto il grande vessillo rossonero. E il grande Carlo Chiesa, dall'alto, avrà senza dubbio approvato con un ghigno di soddisfazione. Lui, che sorrideva così di rado.
Davide Stefanoni

Premio speciale a Danova, santangiolino che ha giocato in serie A e Nazionale, consegnato da Paolo Zanoni

 
Sono stati premiati al “Cupolone” i due giocatori del secolo
La grinta di Aldo Accerbi e i 99 gol di Paolino Curti

È il giocatore barasino del secolo nella categoria riservata ai professionisti, è stato l’indimenticabile capitano di epiche battaglie sui campi delle squadre più prestigiose d’Italia e ha persino calcato insieme ai suoi compagni il terreno del “Giuseppe Meazza” di Milano negli storici anni della Serie C. Quello che da più parti viene definito il “più forte giocatore del S. Angelo di sempre”.Cresciuto nelle giovanili del Fanfulla, Aldo Accerbi ha vestito la maglia del rossonera per dieci stagioni tra il 1966 e il 1976, prima di fare il proprio ritorno a Lodi nel club dove era nato calcisticamente. «Per me - è il primo commento della colonna difensiva del S. Angelo probabilmente più forte - non ci sono parole, non riesco ancora a credere di aver ricevuto in premio un riconoscimento di questo tipo dettato dal cuore di tanti tifosi che non dimenticherò mai. Essere il vincitore davanti a calciatori del calibro di Skoglund, Mazzola, Cappelletti, Maffioletti, Gorno, Reali, Speggiorin e tanti, tanti altri mi onora». Qualche dedica particolare? «Certo - risponde sicuro Accerbi -, è per mia moglie Irma, che a dirla tutta non è mai stata entusiasta della mia carriera e del mio lavoro, ma posso e devo comprenderla. Non deve esser stato per niente facile per lei in tutti quei momenti in cui io ero lontano da casa per via delle trasferte».Tra le tante partite da ripercorrere con la memoria, Accerbi non riuscirà mai a dimenticare due avvenimenti che hanno scritto la storia del club rossonero: «Entrambi sono legati alla stagione 1974/1975, quando dopo aver vinto il campionato di Serie D siamo approdati in Serie C. L’esordio ci vide di scena al “Galleana” di Piacenza, contro la squadra che poi vinse quel campionato. Noi, matricola del torneo, fummo capaci di andare a vincere con un secco 2-0 grazie al vantaggio firmato da Calzolari su calcio di rigore e al raddoppio di Mascheroni. Ricordo come se fosse oggi gli applausi molto sportivi che il pubblico piacentino ci tributò. Il secondo grande momento - conclude l’ex capitano del S. Angelo - è la partita che disputammo a “San Siro” contro il Monza, perché il nostro stadio non aveva la capienza per ospitare i tanti tifosi brianzoli che volevano assistere alla sfida. Termino in parità, ma per tutti noi fu come una vittoria».
Matteo Talpo

Aldo Accerbi Calciatore del Secolo categoria professionisti, premiato da Antonio Arrigoni (sx) e Luigi Cremascoli (dx)

 

Le pagine e le immagini del grande calcio non è necessario che siano sbiadite e in bianconero per essere memorabili. Nel recente passato del S. Angelo il rossonero che splende più di tutti è quello che è stato vestito da Paolo Curti, prolifico bomber barasino per cinque stagioni che lo hanno visto agli ordini dei vari Giavardi, Buscaglia, Nichetti e Daccò. Per lui, che in carriera vanta quasi 300 reti all'attivo, le 99 realizzate nelle stagioni con il S. Angelo (107 contanto le 8 in Coppa Italia) gli sono valse il titolo di calciatore del secolo nella categoria riguardante i dilettanti. Battuto quindi l’altro favorito della vigilia Fabio Belloni, con il quale c’è stato un testa a testa molto serrato in quanto a preferenze ricevute, mentre terzo si è piazzato Francesco Guarischi. «Per me questo premio è una gratificazione immensa e un sogno da ricordare per due buoni motivi - dichiara l'attuale allenatore del Brembio -. Primo perché rimarrò legato a vita a questi magnifici colori, secondo perché arriva in un momento davvero particolare della mia vita, perché come è noto per via del mio infortunio al ginocchio potrei aver chiuso con il calcio giocato». Esiste davvero un sentimento quasi unico tra Curti e i tanti tifosi che lo hanno prima incitato sul rettangolo verde e poi votato per farne la bandiera moderna del proprio club: «Tutto il mio ringraziamento va alla gente di Sant'Angelo, gente speciale che capisce di calcio come pochi altri».
È strano, ma in una così ampia gamma di reti siglate in rossonero, al bomber Curti è rimasta stampata nella mente una partita tutt'altro che di cartello: «Può apparire curioso, ma se torno con la memoria a quelle stagioni il mio primo pensiero mi conduce a una gara per così dire normale, come tante altre. Parlo di un match disputato al "Chiesa" contro la Sangiustese in Serie D, quando noi, molto rimaneggiati per via di infortuni vari e squalifiche, eravamo sotto di una rete a dieci minuti dal termine. Siccome non volevamo perdere terreno dall'Imperia, che guidava la classifica, reagimmo e negli ultimi frangenti di quella gara realizzai due reti che ci permisero di ribaltare il risultato. Questo - conclude Curti - è lo spirito del S. Angelo».
Matteo Talpo

Paolo Curti Calciatore del Secolo categoria dilettanti con Luigi Cremascoli (sx) e Peppino Pisati (dx)

 
Tra i tanti protagonisti degli anni d’oro spicca Luigi Danova, unico rossonero a vestire la maglia della Nazionale
«Rispetto agli altri questo è un altro mondo»
Nelle parole di Fabio Belloni c’è tutto l’orgoglio dell’essere santangiolini

È una serata davvero eccezionale e così, tra una portata e l’altra della cena compresa nel biglietto d’ingresso, capita di incontrare personaggi assolutamente unici, molti dei quali hanno scritto non solo la storia del S. Angelo ma anche quella del calcio di Serie A e della Nazionale.Luigi Danova, giunto secondo nella speciale classifica che ha assegnato ad Aldo Accerbi il premio quale giocatore del secolo barasino per la categoria professionisti, è stato l’unico santangiolino doc a vestire la maglia azzurra (il suo esordio nell’amichevole con il Portogallo giocata a Lisbona nel dicembre del 1976, quando a inizio ripresa Fulvio Bernardini lo schierò al posto di Cuccureddu). Per il difensore, acquistato dalla Juventus nel 1970 direttamente dal S. Angelo, si ricordano splendidi anni nella massima serie con la maglia del Torino, con la quale disputò ben nove campionati: «Ho esordito in rossonero nel 1968, quando la squadra militava nella Serie D di allora, equivalente all’attuale C2 - ricorda Danova -: di quei tempi non dimenticherò mai l’educazione e la forza di volontà che imparai giocando assieme a dei compagni mitici. Tutte queste virtù mi sono poi state di fondamentale aiuto per il proseguimento della mia carriera».Altro grande protagonista dei migliori anni del passato rossonero è stato Derio Marchesi, che dopo tutta la trafila delle giovanili del Milan e un lungo girovagare calcistico, ha regalato ai tifosi barasini quattro magnifiche stagioni verso la fine degli anni 70: «Sono approdato in questa magnifica società grazie all’amicizia con “Bobo” Gori, che all’epoca giocava appunto nel S. Angelo, nata nei miei due anni trascorsi a Cagliari con lui. Questa sera - il racconto dell’ex attaccante - sto vivendo delle emozioni fortissime: rivedere dopo tanto tempo tanti compagni di squadra è veramente una gratificazione impagabile». Gli aneddoti tinti di rossonero si sprecano, ma Marchesi ne rispolvera uno in particolare: «Si tratta del mio primo anno, quando abbiamo battuto l’Omegna in C2 vincendo il campionato con la conseguente promozione in C1».Si parlava di Sergio “Bobo” Gori, vincitore dello storico scudetto del Cagliari a fianco di Gigi Riva: «Quando sono stato contattato dall’attuale dirigenza rossonera per partecipare alla serata non ho dubitato un attimo e, sebbene avessi un impegno precedentemente fissato, ho immediatamente accettato l’invito - rivela il bomber cresciuto nella Grande Inter di Herrera -. Non potevo mancare all’appuntamento che mi ha permesso di rivedere alcuni dei miei indimenticabili compagni di avventure qui a Sant’Angelo, come Armando Mulinacci, Derio Marchesi e tanti altri».Doveroso a questo punto compiere un balzo temporale in avanti e arrivare a celebrare colui che forse più di tutti percepisce la casacca rossonera come una seconda pelle. Si parla ovviamente di Fabio Belloni, 18 stagioni e oltre 500 presenze in rossonero, un record difficilmente superabile: «Mi rimarrà per sempre impresso nel cuore e nella memoria il calore e l’amore che la gente di Sant’Angelo ha sempre profuso per i nostri colori: qui è veramente tutto un altro mondo rispetto ad altre società». Belloni, che al via dell’attuale stagione doveva tornare a calcare il terreno del “Chiesa” (poi un infortunio lo ha messo fuori causa), spende belle parole anche per il gruppo di quest’anno: «Sono dei grandi - dichiara il capitano - e a loro vanno i miei doppi complimenti: sono partiti da zero, ma stanno lottando per un posto nei play off».Infine Antonio Arrigoni, che del suo ventennio di dirigente (compresi molti anni da presidente) ricorda un risultato storico: «La gioia più grande nel 1971, quando diventammo campioni d’Italia con la squadra degli Allievi: fu davvero un’esperienza indimenticabile».
Matteo Talpo

Mario Rossini (sx) e Santino Pozzi (dx) consegnano un premio speciale a Paolo Curti come bomber del S. Angelo

 
Con il patron Carlo Chiesa i ruggenti anni 70, il presente pretende un rilancio
Garlaschelli, Cipelli, Pozzato... Inizia così la scalata alla Serie C

Il S. Angelo che nessuno dimentica è quello degli anni 70-80, quello protagonista della grande scalata fino alla Serie C e dell’avventura in alcuni degli stadi più gloriosi del nord Italia. E chi ha vissuto quei momenti può solo annoverarsi tra i più fortunati. In fondo la squadra rappresentava un paese di poco più di 10 mila abitanti al cospetto di realtà ben maggiori, anche se i barasini c’erano sempre e la loro squadra non era mai sola. Il pullman con una cinquantina di “sfegatati” partiva puntuale a ogni trasferta, che si giocasse a Udine o Trieste, a Bolzano o Modena, con tappa immancabile nel più rinomato ristorante del posto. Purtroppo alcuni di questi tifosi non ci sono più, gli altri tengono ben stretti quei ricordi. I primi nomi che vengono in mente sono quelli di Garlaschelli, Cipelli e Pozzato, e quello di Gigi Danova, destinati a una fulgida carriera e guidati in panchina da Cesare Campagnoli nei campionati di Serie D (fine anni 60). Poi arriva il patron Carlo Chiesa col fido Alberto Ballarin e inizia la scalata, con una squadra che ha tra i protagonisti gli artefici del titolo nazionale Allievi conquistato a Piacenza contro il Giulianova nel 1971: Mascheroni, Cappelletti, Daccò, Rombi i loro nomi, che si aggiungono ai veterani Bisleri, Accerbi, Petrogalli, Dalè. Decisivi sono gli spareggi prima con il Castiglione delle Stiviere e poi con Casteggio e Cantù, anche se ci vuole un sorteggio per il passaggio in D. Evidentemente il destino segna l’inizio della grande ascesa. E l’anno dopo con gli arrivi di Reali, Gorno, Calzolari, Servidei e i fratelli Plodari c’è l’approdo in C col pareggio di Pavia sotto un diluvio e il salto di categoria a quattro giornate della fine. La C dei Ferruccio Mazzola e Quintavalle inizia con la storica vittoria di Piacenza (2-0 e gol proprio del piacentino Calzolari e di Mascheroni) e con l’inebriante appendice novembrina allo stadio di “San Siro” col Monza (0-0) e 30 mila spettatori presenti, anche se poi le cose si complicano e mister Guerino Rossi, fino ad allora intoccabile, viene sostituito prima da Campagnoli e poi da Bertoni. La squadra viene rifondata con Carlo Soldo in panchina e l’arrivo dei vari Bidese, Della Giovanna, Prevedini, Scaini, Cipelli e Skoglund nel 1975/1976 e l’anno dopo con Perego, Balberini e Frutti, con altrettante tranquille salvezze. Con la ristrutturazione dei campionati i barasini si ritrovano in C2 e la nuova dirigenza che viene da Salerano (Achille Bosia e Adriano Affaba) si affida a “Pantera” Danova, che con Gori, Marchesi, Mulinacci, Maldera, Peroncini, Magrini e Dell’Amico arriva in C1. Seguono tre campionati da protagonisti con i volti nuovi di Braida, Trainini, Giani, Lancetti, Quartieri e i gemelli Samaden. La bella favola sembra terminare qui, anche se si resiste un paio di anni in C2 con i giovani ceduti dal Milan (Valori, Pischetola, Dossena, Folli, Casalino, Zaninetti). Ci sono poi gli anni dell’Interregionale con i tentativi del “vecchio” presidente Arrigoni di risalire, finché arriva da Melegnano la famiglia Gaeli, affiancata da qualche imprenditore lodigiano (presidente è Roberto Guzzeloni). Si è nel 1995 e la squadra è affidata a Paolo Daccò, con i vari Chiellini, Galelli, Riviezzi, Bonomi, Specchia e il gruppo ex melegnanese con Ginelli, Negri, Pasquini e Sconfietti. Arriva un terzo posto in Eccellenza e l’anno successivo si ritenta la scalata con l’innesto di Colombi, Giaveri, Manna e Vivarelli. Non va bene e Daccò è avvicendato da Beppe Giavardi, che allestisce la nuova formazione per una società che diventa dei soli Gaeli. Con Curti, Dall’Orso, Barbieri, Cuccunato e Rossini sembra impossibile non farcela, ma c’è un Sancolombano imbattibile e allora il S. Angelo (nel frattempo passato a Marzio Buscaglia) passa attraverso gli spareggi, sbarazzandosi di Salò e Massalombarda e con quattro successi arriva in Serie D. I barasini sfiorano un’altra promozione con i nuovi Tosi, Guercilena, El Sheikh e Del Monte, secondi solo all’Imperia, sconfitto peraltro due volte in campionato. La stagione successiva è ben diversa, con tre allenatori e 31 giocatori utilizzati: inizia il declino, con l’unico exploit del 2003/2004 orchestrato da Maurizio Tassi in panchina. Ma c’è il brutto affare-Rodengo a condizionare tutto e negli anni successivi si torna addirittura in Promozione. Ma da lì si può solo risalire.
Paolo Zanoni

Articoli tratti da "Il Cittadino" del 18/04/2007

I fondatori degli Ultras S. Angelo consegnano un premio speciale a Fabio Belloni come giocatore con maggior presenze nel S. Angelo

 
 
ANNIVERSARIO ROSSONERO
Sant’Angelo e il calcio, cent’anni di grande amore
Festa barasina con 250 ospiti: sul maxischermo sono stati ripercorsi gli episodi più belli

di LUIGI ALBERTINI
— SANT’ANGELO LODIGIANO —

UNA STORIA di pallone lunga cento anni, sempre in rossonero. I colori del Sant’Angelo, sodalizio degno di figurare negli annali del calcio più affascinante e autentico. Una storica rivalità con il Fanfulla di Lodi, che ricorda anche gli «sfottò» degli ultras barasini ai lodigiani, quando il Sant’Angelo militava in una categoria superiore rispetto ai bianconeri. Non è una leggenda: negli anni ’80 la dirigenza del Fanfulla fece affidamento, per rimpolpare la sua scarna platea — specie in occasione dei derby — al tifo organizzato dell’hockey a rotelle. Oggi un abisso divide rossoneri barasini e bianconeri fanfullini. Le due squadre sono lontane anni luce: il Sant’Angelo, che ha sempre amato gli alti e bassi, milita nel campionato di Promozione; il Fanfulla naviga, non troppo bene, in serie Dilettanti. Vale a dire due categorie più in alto.

LA RIVALITÀ tra Sant’Angelo e Fanfulla è una costante del football lodigiano. C’è stato qualche siparietto tra due società, con scambi di giocatori: per esempio Fabio Belloni, il simbolo dei rossoneri degli ultimi lustri, è cresciuto nel Fanfulla pur essendo «barasino doc». Virginio Gandini, oggi allenatore del Fanfulla, ha vestito la casacca del Sant’Angelo in serie C.
E l’approdo negli anni ’70, del portiere Gigi Bisleri e del difensore Aldo Accerbi al Sant’Angelo, ha segnato un’epoca. Scambi che, se avvenissero di questi tempi — vista la differenza di categoria fra le due squadre — non susciterebbero nessuna reazione tra i tifosi. Festeggiare una gloriosa storia lunga cent’anni per il calcio santangiolino è pur sempre una soddisfazione.

LUNEDÌ SERA, nella cornice del «Cupolone» (struttura polivalente del centro sportivo barasino) è stata una sfilata con tanti «nomi eccellenti» del passato e del presente del calcio barasino. Erano presenti almeno 250 ospiti tra dirigenti vecchi e nuovi, giocatori e tecnici del passato e del presente, tifosi del tempo andato e delle avventure più recenti.
Una serata con tanti flash sul grande schermo, su cui scorrevano immagini di repertorio. C’erano i due ex fanfullini Bisleri e Accerbi, oggi attempati signori con qualche responsabilità nel mondo dello sport: Bisleri, ad esempio, è leader della Wasken Boys di Lodi. Ha festeggiato il compleanno del calcio barasino anche Bobo Gori, un tempo fuoriclasse del Cagliari scudettato di Gigi Riva: Gori ha fatto in tempo a militare anche nel Sant’Angelo di serie C, e oggi è un apprezzato opinionista sportivo della tv locale «Telenova».

C’ERANO GLI EROI della prima ora, quelli dello storico primo approdo in serie D, nei primissimi anni ’70: Cipelli e Garlaschelli (poi finiti con Pozzato al Como, quindi alla Lazio di Magistrelli) non hanno voluto mancare l’appuntamento.
I due vestirono il rossonero nei tempi mitici del dirigente barasino Charlie Bellani, quando era presidente Antonio «Tugnetu» Arrigoni, che oggi risiede a Lodi ma che non ha mai rinnegato la profonda fede santangiolina. L’ex presidente era al tavolo proprio insieme con Bisleri, Accerbi e l’attuale presidente Gino Cremascoli (nella foto a sinistra).
Come non citare Giancarlo Trainini, bresciano, la mente della gloriosa squadra rossonera di serie C-1 guidata da Giancarlo «Pantera» Danova: veniva chiamato il «professore» per la sua intelligenza calcistica e — smessi i panni del giocatore — ha allenato Pro Sesto, Monza e alcune società del Bresciano.

TRAININI NON MANCA mai alle commemorazioni barasine. Di quel suo periodo in rossonero, Trainini vanta ricordi splendidi. Come pure Derio Marchesi, purosangue santangiolino che «esplose» nel Cagliari di Gigi Riva, e che disputò tante stagioni nelle fine del «suo» Sant’Angelo.
La platea ha tributato un tripudio di applausi a un altro barasino doc, Luigi Danova. Lanciato dai rossoneri, è stato per anni una colonna del Torino, riuscendo ad approdare persino in nazionale.
Il grande schermo, sul quale sono state ripercorse le tappe importanti di questi primi cento anni, si presentava con una grande «S» ereditata dallo sponsor dell’epoca d’oro: la Sanyo del patron Carlo Chiesa, l’imprenditore che contribuì a fare grande la squadra prima di una morte prematura.
Lo stadio santangiolino è dedicato proprio all’indimenticato Chiesa. Al suo fianco c’era Alberto Ballarin, giornalista e dirigente calcistico scomparso anche lui di recente.
Hanno condotto la serata Cristiano Devecchi e Giuseppe Piacentini, sue super-appassionati della squadra, che fanno parte dell’attuale gruppo dirigente.
Tra gli ospiti, c’era anche il sindaco di Sant’Angelo Giuseppe Carlin.

Premio speciale del Club del Ponte a Aldo Accerbi, premiano Peppino Furiosi e Antonio Arrigoni

 
DIRIGENTI E TIFOSI
«Meritiamo l'Eccellenza»

— SANT’ANGELO LODIGIANO —
L’ASSEMBLEA DEI 250 ospiti presenti al «Cupolone» ha votato il miglior campione barasino del passato e del presente. Ognuno ha votato con una scheda personale: l’eletto «dei gloriosi tempi che furono» è Aldo Accerbi, mentre tra i «contemporanei» ha raccolto più voti di tutti Paolino Curti, calciatore-pittore che ha realizzato più di cento gol in maglia rossonera e che ora gioca nel Brembio, in Eccellenza. Curti di recente è passato dal campo alla panchina del Brembio, dopo l’esonero dell’allenatore Luigi Galli.

CURTI ERA presente alla festa per il centenario, insieme con Accerbi, ed è stato accolto da una ovazione. Pur meritando di militare nelle massime categorie calcistiche, Curti ha sempre preferito la dimensione locale, più a misura d’uomo. Un artista anche nelle scelte di vita.
Cristiano Devecchi, dirigente del club e animatore della festa, è contento di come è andata la celebrazione del centenario: «Il successo — spiega — si deve a tanti colleghi che non hanno lesinato l’impegno personale: il calcio barasino meritava di approdare a questa grande riflessione, per ricevere i giusti stimoli di rilancio». Dopo le glorie del passato, ora il Sant’Angelo «vola basso», in Promozione. Ma il declassamento è servito a ridare la società ai barasini: dopo l’appartenenza a proprietari «stranieri», ora a dirigere sono finalmente i santangiolini. Anche se di fatto la proprietà, legalmente, appartiene ancora alla famiglia Gaeli, che per altro ha fatto pervenire ai partecipanti un messaggio di solidarietà.

DIRIGENTI LOCALI, allenatore indigeno (la gloria rossonera Paolone Daccò) e squadra che, nata sulle ceneri del passato, potrebbe trovare già nella stagione in corso il conforto della promozione in Eccellenza, vincendo i playoff. In questo campionato ritroverebbero i "cugini" del Sancolombano e del Brembio. Il presidente rossonero Gino Cremascoli è fiducioso: «La festa del centenario potrebbe essere propedeutica alla nostra risalita, questa volta con forze esclusivamente santangioline. La nostra città, per la sua storia calcistica, ha diritto di avere una squadra di qualità, capace di affrontare campionati importanti».
Cremascoli non nasconde un certo ottimismo: «Abbiamo il dovere di provarci». Anche Gian Piero Trainini, il "professore" del centrocampo della gloriosa squadra di serie C, augura un futuro di gioie alla società e alla squadra: «Qui — ricorda — per noi c’era davvero una famiglia, si viveva in una dimensione umana e tutto diventava più facile». Opinione condivisa da Derio Marchesi, santangiolino rimasto nel cuore dei tifosi, e da Luciano Castioni, livraghino che esplose nel mitico Sant’Angelo come difensore, percorrendo poi una brillante stagione tra i professionisti.
Luigi Albertini

Premio speciale ai Campioni d'Italia Allievi da sx Brunetti, Rombi, Mascheroni, Marchesi che consegna il premio e Daccò.

 
LA STORIA DELLA SOCIETÀ
Dal baratto di 11 maglie del Milan fino al sogno svanito della serie B

— SANT’ANGELO LODIGIANO —
TUTTO NACQUE quando un certo Semenza, commerciante santangiolino con negozio di teleria a Milano, riuscì ad avere fra i suoi clienti un dirigente del Milan. Si fece dare, qualcuno dice come baratto di merce venduta, alcune maglie rossonere che portò a Sant’Angelo. Dall’entusiasmo di Semenza, tifoso sfegatato del Milan, nacque l’idea di fondare il primo nucleo di giocatori a cui affidare quelle preziose maglie rossonere. Il campo, improvvisato, venne ricavato in località Mulino, in riva al Lambro meridionale, quella che oggi è via Ugo Foscolo.
QUI NACQUE il Sant’Angelo Calcio, che disputò campionati con alterne fortune fino ai primi anni ’70, quando venne costruito lo stadio «Comunale», oggi ribattezzato «Carlo Chiesa» in ricordo del patron che rese celebre il club in tutta Italia. In quegli anni partì la scalata: la squadra crebbe fino a raggiungere la serie D. Gli alti e bassi continuarono fino all’arrivo di Carlo Chiesa, imprenditore milanese innamorato del chiassoso pubblico barasino, che fece grande il Sant’Angelo affidandone la cura ad allenatori di razza («Pantera» Danova, Romano Mattè, Guerrino Rossi) e reclutando fior di giocatori. Uno di questi fu Enzo Scaini: giunse impacciato a Sant’Angelo, divenne un fuoriclasse e poi morì dopo una operazione al menisco quando vestiva la casacca del Vicenza.

«FURONO ANNI struggenti — rammenta l’ex massaggiatore Peppino Pisati. Come non ricordare le sfide contro Atalanta, Udinese, Piacenza, Mantova, Cremonese e Modena. «Ci fu un anno — racconta Pisati — in cui si rischiò di andare in B, ma sarebbe stato troppo». Morto Chiesa, venne Riccio, imprenditore «nel giro» di Berlusconi: assieme a Riccio, diressero il Sant’Angelo Adriano Galliani e Ariedo Braida (ex calciatore barasino), ora «colonne» del Milan.
Luigi Albertini

Articoli tratti da "Il Giorno" del 18/04/2007

Danova 2° classificato come Calciatore del Secolo categoria professionisti premiato da Luigi Cremascoli (sx) e Antonio Arrigoni (dx)

 

Fabio Belloni 2° classificato come Calciatore del Secolo categoria dilettanti premiato da Marchesi, Bobo Gori e il "Pantera" Danova

 
La festa per il centenario del S. Angelo Calcio
Tante emozioni per una storia lunga cento anni

La stretta di mano di Maurizio Tassi è sempre la stessa, forte e generosa. I capelli al vento di “turbo” Chiellini sono sempre gli stessi, solo un po’ ingrigiti dal tempo che passa. La grinta di “Guru” Guercilena è rimasta immutata, la stessa di quando prendeva posto nell’area piccola e immancabilmente alzava lo sguardo verso i tifosi, salutando da par suo.
Volti, sorrisi, amarcord e emozioni che hanno caratterizzato la “serata del centenario”, appuntamento organizzato al Cupolone lo scorso lunedì 16 aprile per festeggiare i cento anni del S. Angelo Calcio. Dal 1907 al 2007, una storia di successi sul campo e sugli spalti, una storia di struggente passione, di uomini che hanno lasciato una traccia e hanno regalato un sogno a migliaia di tifosi.
C’erano tutti lunedì 16 aprile al Cupolone, o almeno c’erano quelli che non hanno voluto mancare all’appuntamento e che hanno vissuto una serata indimenticabile, abbracciati dal calore dei tifosi di ieri e di oggi. Il calore e l’affetto dei cinquantenni barasini che si sono emozionati con il S. Angelo della serie C e con lo storico pareggio per 0-0 contro il Monza a San Siro nella stagione 1974/1975. Il calore e l’affetto dei ventenni e trentenni che hanno ancora negli occhi le imprese di Paolino Curti e della squadra che, a cavallo del Duemila, ha sfiorato la serie C2 in un duello all’ultimo colpo con l’Imperia.
Impossibile citare tutti i protagonisti della storia del S. Angelo che hanno affollato il Cupolone, gomito a gomito con i tifosi rossoneri, che alla fine se ne sono andati con gli occhi lucidi e la mente piena di ricordi.
C’erano Bobo Gori, “Pantera” Danova, Renzo Garlaschelli, Aldo Accerbi, Derio Marchesi, Santino Pozzi, Armando Mulinacci, Gigi Danova, Giampiero Trainini, Gigi Bisleri, Antonio Cipelli, i fratelli Mascheroni, Mario Colleoni, Domenico Daccò, Alessandro Maffioletti, Paolo Dalè, Luciano Castioni, Virginio Gandini, Peppino Pisati, Maurizio Tassi, Paolo Curti, Fabio Belloni, Mario Rossini, Alessandro Guercilena, Fabio Dall’Orso e molti altri ancora.
La serata, una cena di gala con premiazioni, è stata condotta da Cristiano Devecchi e Giuseppe Piacentini.
Una targa speciale è stata consegnata a Luigi Danova, gloria del Torino, unico santangiolino ad essere stato convocato in Nazionale.
Riconoscimenti anche alla bandiera Fabio Belloni, un ventennio, 500 partite, qualche buon calcio di punizione rabbioso e molti salvataggi decisivi con la casacca rossonera; al bomber pittore Paolo Curti e ad Aldo Accerbi, uno di quei giocatori che ha fatto davvero la storia del S. Angelo. Non è mancato neppure il ricordo per la squadra Allievi, campione d’Italia semiprofessionisti nel 1971.
Tra abbracci, strette di mano e ricordi, la cena, innaffiata da buon vino, si è chiusa con le premiazioni più attese, quelle dei giocatori del secolo. Nella categoria professionisti terzo posto per Derio Marchesi, secondo per Gigi Danova e primo per Aldo Accerbi, che ha ritirato la coppa dalle mani di “Pantera” Danova.
Nella categoria dilettanti terzo posto a parimerito per Francesco “Cecu” Guarischi e Pasqualino Manna, due bomber di razza, il primo centrattacco roccioso, il secondo folletto terribile sulla trequarti. Secondo posto a Fabio Belloni e primo posto a Paolo Curti, che ha ritirato il premio indossando una sciarpa del S. Angelo. “Bentornato a casa” gli ha detto Giuseppe Piacentini, strappando un sorriso commosso al piccolo grande bomber.
Lorenzo Rinaldi

Articolo tratto da "Il Ponte" Aprile 2007